Afroitaliani/e

Per tutti coloro che si definiscono afroitaliani/e e/o miste/i o i cui bambini/e lo sono....per chi lo vorrebbe essere, per coloro che pensano che esserlo sia una ricchezza...... Per contattarmi facilmente: associazionebambiniafroitaliani@yahoo.it


Chi sono

Blogger: afroitaliani
sono una persona interessata all'arricchimento culturale portato dalle minoranze etniche. Sono contro ogni forma di razzismo e per la mixitè!
"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani)

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venerdì, 16 maggio 2008

Provate ad immaginare

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.

 

Bertolt Brecht

 

 

Provate ad immaginare.
Una persona del vostro quartiere è sorpresa dentro un appartamento: forse voleva rubare, forse voleva portar via una neonata. Viene arrestata.
 
Provate ad immaginare.
Il giorno dopo e poi quelli successivi, ragazzi in motorino lanciano una molotov contro la casa di un vostro vicino. L'incendio brucia in parte l'appartamento ma, per fortuna, l'uomo, la donna e i due bambini che ci vivono se la cavano. Spaventati, ma incolumi. Poi è la volta di un intero quartiere: arrivano a centinaia con i bastoni e le bottiglie incendiarie. La gente scappa si rifugia da parenti.
 
Provate ad immaginare.
Un bambino che vive ad un paio di isolati da casa vostra viene circondato da gente ostile che, sapendo che è del vostro paese, lo insulta, lo schiaffeggia, lo spinge a forza dentro una fontana. Il bambino è piccolo, forse piange, forse stringe i denti perché la violenza degli altri è un pane duro che ha imparato a masticare sin da quando è nato.
 
Provate ad immaginare.
La furia non si placa: anche i quartieri vicini sono sotto assedio. Raccolte in fretta poche povere cose intere famiglie si allontanano. La polizia non ferma nessuno degli incendiari ma "scorta" voi e i vostri compaesani. Andate via. Non sapete dove. Lontano dalle molotov, lontano dalla rabbia, lontano dalla ferocia di quelli che sino al giorno prima vivevano a poche centinaia di metri da voi. Andate in cerca di un buco nascosto dove, forse, potrete resistere per un po'. Fino alla prossima molotov.

Provate ad immaginare.
Vostri compaesani e parenti che vivono lontano, in altre città, vengono assaliti, le loro case bruciate. Anche loro sono in strada.
 
Provate ad immaginare.
Il governo del vostro paese vara misure straordinarie per far fronte all'emergenza. Leggi per fermare la violenza e l'illegalità. Leggi contro di voi ed i vostri parenti, contro i vostri vicini di casa, contro quelli del vostro quartiere e contro tutti quelli del vostro stesso paese.
 
Provate ad immaginare di essere in Italia, in questo maggio del 2008.
Non vi pare possibile?
Eppure è cronaca di tutti i giorni. La cronaca di un pogrom.
 
Un pogrom che sta incendiando l'Italia. Brucia le baracche dei rom e corrode la coscienza civile di tanti di noi. Qualcuno agisce, i più plaudono silenti e rancorosi, convinti che da oggi saranno più sicuri. Al riparo dalla povertà degli ultimi, di quelli che non si lavano perché non hanno acqua neppure per bere, di quelli che di rado lavorano, perché nessuno li vuole, di quelli che vanno a scuola pochi mesi, tra uno sgombero di polizia ed un rogo razzista.
 
Forse pensate che questo non vi riguarda. Forse pensate che questo a voi non capiterà mai. Siete cittadini d'Europa, voi. Siete gente che lavora, che paga il mutuo, che manda i figli a scuola. Forse avete ragione. Forse no. Nella roulette russa della guerra sociale c'è chi affonda e chi resta a galla. Il lavoro non c'è, e se c'è è precario, pericoloso, malpagato. Il mutuo vi strangola, non ce la fate ad arrivare alla fine del mese, a pagare tutte le spese, ma forse, tirando a campare, con la paura che vi stringe la gola, ce la farete. Gli altri, quelli che restano fuori, che crepino pure. Nemici, anche i bambini. O li caccia il governo o ci penserete voi stessi, di notte con i bastoni e le molotov. A fare pulizia. Etnica.
Intanto, giorno dopo giorno, i nemici, quelli veri, vi portano via la vita, rendono nero il vostro futuro. Il nemico marcia sempre alla nostra testa: è il padrone che sfrutta, è il politico che pretende di decidere per noi, che vuole che i penultimi combattano gli ultimi, perché la guerra tra poveri cancella la guerra sociale.
 
Provate ad immaginare che un giorno il padrone vi licenzi, che la banca si prenda la casa, che la strada inghiotta voi e i vostri figli.
Sarà il vostro turno. Ma allora non ci sarà più nessuno capace di indignazione, capace di rivolta. 
 
Provate ad immaginare un futuro come questo presente, da incubo.

Un'offensiva razzista senza precedenti che trova pericolosi consensi anche in quegli strati popolari che avrebbero mille motivi per rivoltarsi contro ben altri soggetti e, cioè, contro i poteri forti e i suoi costanti soprusi sulle classi subalterne.
Morti sul lavoro, salari da fame, precarietà diffusa e disoccupazione, problema casa, distruzione dei servizi sociali, problematiche sociali diffuse il cui responsabile ha un nome e cognome ben chiaro: il sistema capitalista, che continua a produrre super-profitti da una parte, guerre, sfruttamento e miseria dall'altra.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strada libera per la crescita di un nuovo fascismo, istituzionale, squadrista e addirittura popolare.

 

Provate ad immaginare.
Un giorno qualcuno potrebbe chiedervi "dove eravate mentre bruciavano le case, deportavano la gente, ammazzavano i bambini?"
Non dite che non sapevate, non dite che non avevate capito, non dite che voi non c'entrate.


Chi non ferma la barbarie ne è complice.

 

Fermiamo i nuovi pogrom prima che sia troppo tardi.
Respingiamo il nuovo pacchetto sicurezza.




giovedì, 15 maggio 2008

Verona Libera!

L'appello per la manifestazione nazionale di sabato 17 maggio
Nicola è ognuno di noi

Alle ore 15.00 la partenza del corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova.

NICOLA E' OGNUNO DI NOI

"Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare la città che troppe volte ha girato la testa, non deve farlo anche questa volta e mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia.

per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi,
libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città.

Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti.

Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi."

Assemblea cittadina promotrice della manifestazione
per adesioni: adesioni17maggio@gmail.com
http://verona17maggio.noblogs.org/

VERONA LIBERA! L'APPELLO DEL COORDINAMENTO MIGRANTI DI VERONA

"Dobbiamo ridisegnare il centro di Verona, aprirlo, renderlo il cuore pulsante della città che viene. Dobbiamo illuminare di mille colori lo spazio minaccioso ed oscuro, questo sì pericoloso, abbandonato alla follia omicida di chi si sente legittimato ad odiare chiunque, immigrato o no.

Quella che è accaduta è una tragedia che ci lascia senza parole.
Siamo padri e madri di famiglia e il dolore immenso che proviamo è il dolore per un figlio morto che niente e nessuno potrà ridare ai suoi genitori. E’ assurdo che qualcuno possa essere ucciso senza motivo.
Noi abbiano paura per i nostri figli come tutti hanno paura per i loro.

Questa morte assurda riguarda tutti i cittadini di Verona. Chi ci è nato e chi ci è venuto ad abitare. Riguarda anche noi, i nuovi cittadini. Perché anche noi abbiamo bambini, figli che vanno a scuola, vicini di casa che sono, come noi, straziati da quello che è accaduto.

Crediamo che l’unico modo per onorare la morte di Nicola sia quella di pensare alla vita. Di interrogarci sul tipo di convivenza che vogliamo costruire. Sulla città che vogliamo abitare e attraversare, liberi, assieme.

Dobbiamo ridisegnare il centro di Verona, aprirlo, renderlo il cuore pulsante della città che viene. Dobbiamo illuminare di mille colori lo spazio minaccioso ed oscuro, questo sì pericoloso, abbandonato alla follia omicida di chi si sente legittimato ad odiare chiunque, immigrato o no.
Non le periferie sono il luogo del degrado, ma il nulla desertificato dalla paura del centro cittadino, quello che il sindaco Tosi definisce una “bomboniera” e che è invece il luogo delle aggressioni e del pericolo.
Noi vogliamo parlare con tutti i veronesi, con tutta la città. Vogliamo impegnarci per costruire un’altra Verona, proprio perché è ormai troppo quello che è accaduto. Non vogliamo strumentalizzare un fatto terribile trasformando tutto in una disputa ideologica.
La sicurezza, quella di poter vivere senza essere aggraditi e massacrati, è un problema vero, concreto da risolvere insieme. Per questo, per riempire i vuoti di cultura lasciati da gestioni politiche inacettabili, indiciamo per Sabato 17 maggio una grande giornata di partecipazione popolare proprio in Piazza Brà alle ore 15.00.
Non sarà un corteo, ma un grande meeting, un luogo da far vivere con l’intervento di esponenti del mondo della cultura, della musica, delle arti.
Una piazza nuova, per una città diversa. Invitiamo tutti ad aiutarci, ad aderire e contribuire a questa che sentiamo come una grande e difficile sfida verso chi vorrebbe che tutto finisse nel solito rituale.
Lo facciamo noi, che siamo stati il primo bersaglio di chi governa oggi questa città, ma lo proponiamo soprattutto a tutti i cittadini.
Abbiamo un sogno, e lo vogliamo condividere."

Coordinamento migranti di Verona
Coordinamento migranti dell’est veronese

Adesioni a questo appello: veronalibera@globalproject.info

da http://veronalibera.globalproject.info/


postato da: afroitaliani alle ore 23:18 | link | commenti (1)
categorie: politica, razzismo, multiculturalitĂ , auto-aiuto
sabato, 10 maggio 2008

Caccia ai rom e ai poveri
Il nuovo governo riparte da qui

Ieri " La Stampa ", che è considerato il giornale più compassato e attendibile, in Italia, titolava a tutta pagina, in prima, in questo modo: «Immigrati, il governo si muove/pronta l'offensiva anti-rom / reddito minimo per chi vuole restare in Italia». Ho provato a cambiare qualche parola a questo titolo. Mi è venuto così. «Razza, il governo si muove/ Pronta l'offensiva anti-ebrei...». Non sono riuscito a parafrasare quell'idea del reddito minimo per chi vuole stare in Italia (capiamoci bene: non è che lo Stato gli garantisce un reddito minimo, lo Stato pretende da loro un reddito minimo...) perché l'idea che i poveri non abbiano neanche diritto ad esistere, a «sostare» sulla nostra nobile terra, non era mai venuta a nessuno, né a Mussolini né a Caligola. Per il resto, per fare questa faziosissima forzatura di far sembrare il titolo della "Stampa" 2008 un titolo di un giornale fascista del 1938, ho dovuto solo sostituire alla parola «immigrarti» la parola «razza» e alla parola «rom» la parola «ebrei». Peraltro questa seconda sostituzione è solo rafforzativa, perché nelle legge razziali del '38 i rom c'erano eccome, accanto agli ebrei, e dunque tra l'offensiva anti-rom di oggi e quella di allora non c'è nessuna differenza. La scambiabilità dei termini «immigrati» e «razza» (nel senso in cui si usava la parola «razza» nel 1938) non mi sembra una gran forzatura.
Naturalmente in queste osservazioni non c'è nessuna polemica nei confronti della «Stampa». La quale si è limitata a fotografare una situazione purtroppo reale e concretissima. Il governo di centrodestra, sulla spinta delle pulsioni xenofobe della Lega, sulla spinta dell'azione reazionaria e antidemocratica di quasi tutti i sindaci di centrosinistra o di destra (indifferentemente) delle grandi città, sulla spinta della linea tenuta in campagna elettorale dallo stesso partito democratico (cioè dagli eredi del pensiero cristiano e di quello socialdemocratico: povero Sturzo e povero Turati!), sulla spinta di tutti questi avvenimenti e nuovi ideali, il governo si sta preparando a una stretta, e dice che lo farà per affrontare la prima emergenza del paese.
Io mi chiedo cosa potrà scrivere uno storico, tra - mica tanto - cinquant'anni? Scriverà che in Italia la crisi economica si era molto aggravata, i salari e gli stipendi avevano perduto gran parte del loro valore, e una parte consistente della popolazione viveva sul filo della povertà, si accrescevano invece le grandi ricchezze e le paghe dei ceti alti, dei manager, dei gran borghesi, arretrava paurosamente la cultura libertaria e liberale, si riducevano i diritti civili, perdeva posizioni la dignità della donna, l'assenza di una politica ambientale stava portando al collasso del rapporto tra società e natura. Di fronte a questo drammatico complesso di emergenze -scriverà lo storico - il governo decise di mettere al primo posto il seguente problema: come cacciare i rom dall'Italia?Questo però - queste amare e incredule considerazioni - avverrà tra 50 anni. E adesso? Possibile che non si sollevi una protesta di massa contro la piega che stanno prendendo le cose? Davvero non siamo molto lontani dalle leggi razziali. Davvero la nuova ideologia vincente è ispirata in modo smaccato, mai visto, alla convinzione che la società - la comunità - deve essere dominata dai più forti, da chi ha denaro, da chi ce la fa, e deve essere regolata sulla base degli interessi di costoro. Davvero il governo si sta preparando a varare un pacchetto di leggi che travolge lo Stato di diritto, manda all'aria i principi di tutte le Carte dell'Onu, straccia la dichiarazione dei diritti universali della persona. Può succedere tutto questo nel silenzio? E la sinistra, battuta alle elezioni, resterà al palo, si farà intimidire?
Sabato prossimo ci sarà una giornata di lotta a Verona - nella città dove è stato ucciso Nicola, in un'incredibile esplosione di violenza gratuita e nazista - e sarà una giornata importantissima. Vari movimenti, e poi associazioni e partiti di sinistra hanno indetto manifestazioni e cortei. Si sfilerà in città e si manifesterà in piazza Brà. Nei prossimi giorni si preciseranno meglio i modi e le forme. Però è importante che sabato prossimo (17 maggio) a Verona ci sia una grande giornata unitaria di lotta. Perché altrimenti diventerà difficilissimo opporsi a questa deriva di inciviltà.
Le forze che si preparano a sostenere il decreto anti-rom e antipoveri, recentemente hanno rivendicato il diritto di proclamare le radici cristiane dell'Europa. C'è un passo del Vangelo di Matteo, che riproduciamo, anche qui con delle piccolissime correzioni: abbiamo scritto «lavavetri» invece di «affamati», «rom» invece «assetati», «senza-reddito» invece di «ignudi» e «indulto» invece di «visita». Dice così quel passo del Vangelo: «Poi il Signore dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché volevo lavarvi i vetri dell'auto e non me li avete fatti lavare; perché ero rom e mi avete scacciato; ero forestiero (clandestino) e non mi avete ospitato, non avevo un reddito e mi avete espulso, ero in carcere e non volevate concedermi l'indulto...
Ed essi risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto rom o clandestino, o senza reddito, o carcerato e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: in verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli non l'avete fatto a me».
Già un'altra volta, su "Liberazione" ho trascritto questo brano del Vangelo. Magari pensate che sono fissato. Semplicemente credo che quel brano del Vangelo sia la base della civiltà moderna. E certe volte mi chiedo: ma per i cristiani il Vangelo conta qualcosa?

Piero Sansonetti
10/05/2008 da Liberazione
 
lunedì, 05 maggio 2008

Verona non solo skinheads

Se la vittima del pestaggio di Verona fosse stato uno straniero anziché il povero Nicola Tommasoli, un giovane dei “nostri”, oggi la città vivrebbe il medesimo turbamento? Ne dubito, visto lo scarso rilievo attribuito finora alle scorribande contro gli immigrati perpetrate sistematicamente da anni in quel territorio dal “Fronte Veneto Skinheads” e da altre squadracce fasciste e padane, sedicenti cristiane o pagane, nel nome della lotta contro la società multietnica e il “mondialismo”. Nessun leader politico si è mai sognato di impostare la sua campagna elettorale contro i soprusi fisici, sessuali, culturali, inflitti ai nostri nuovi vicini di casa colpevoli di generare allarme sociale.
Il tema non sarebbe redditizio come lo è invece ergersi a paladini della sicurezza minacciata dall’invasione degli “estranei”.
Se al contrario fosse stato un criminale straniero a ridurre in fin di vita Nicola Tommasoli nel centro di Verona, non oso immaginare la rincorsa dei proclami e delle fiaccolate.
Il vento che sospinge irrazionalmente in prima pagina l’ossessione per la sicurezza dei cittadini è alimentato dal calcolo politico ma scaturisce da una frattura culturale profonda, di cui è espressione anche il ventenne skinheads di buona famiglia pronto a scatenare violenza per futili motivi, dopo essersi autoproclamato sentinella del territorio.
Evitiamo per favore pseudoanalisi sociologiche sulla furia dei “nostri” contrapposta alla delinquenza degli “altri”. Preoccupiamoci semmai di riconoscere la portata della frattura generatasi nel profondo della nostra concezione del mondo. Rimesso in discussione il paradigma universalistico di matrice illuminista, secondo cui gli uomini sono tutti uguali e ugualmente titolari di diritti irrinunciabili, tornano in auge la retorica del “sangue e suolo”, il primato della tradizione, dei costumi e dell’appartenenza a una comunità storica, linguistica e religiosa. Il mito delle radici da preservare.
Lo storico Zeev Sternhell descrive una vera e propria corrente della modernità basata sul culto di tutto ciò che distingue e separa gli uomini, nata come critica alla rivoluzione francese e all’illuminismo per poi rinvigorirsi come cultura di massa della destra novecentesca. L’ideologia che motiva l’azione razzista e squadristica degli skinheads da stadio, dilaga ben oltre i manipoli di quella minoranza paranazista.
Mi guardo bene dal fare un tutt’uno con la riscoperta della spiritualità contro il mercatismo, su cui Giulio Tremonti fonda la nuova legittimità popolare di una politica votata a dominare le insidie della globalizzazione. Così come non collego la parodia terroristica del “Fronte Cristiano Combattente” di Roberto Sandalo –specializzato in attentati alle moschee- con la recente ripresa del tradizionalismo cattolico preconciliare. Ma non c’è dubbio che l’humus culturale delle ronde a presidio del territorio, l’enfatizzazione smisurata del pericolo rom, l’irrisione del “buonismo” di cui sarebbe colpevole il volontariato cattolico, sono frutti di quella medesima critica alla società contemporanea. Dove la destra si concepisce come naturale adesione alle diversità dei popoli che la sinistra pretenderebbe invece di comprimere in una gabbia oppressiva, innaturale, omologante.
Pochi giorni fa il sindaco leghista di Logagnano di Soma (Verona) ha invocato la pena di morte per il ventenne rumeno Claudio Stioleru colpevole dell’omicidio del suo datore di lavoro e (probabilmente) della moglie. Poi è emerso che Stioleru doveva soggiacere a umilianti pretese sessuali da parte della sua vittima, il che non giustifica certo il delitto ma rivela un quadro di soprusi perpetrati all’ombra della clandestinità. Sono le medesime forme di mercificazione dell’umano che alimentano il traffico della prostituzione femminile immigrata. Solo che difficilmente le ragazze rumene e moldave uccise e abbandonate nei sacchi della spazzatura finiscono in prima pagina come le “nostre” donne violentate dagli stranieri, biecamente compatite in campagna elettorale a differenza dell’80 per cento degli stupri consumati tra le pareti domestiche.
Così il legittimo allarme per la microcriminalità che affligge le periferie urbane diviene un’altra cosa: il feticcio della sicurezza, adoperato da una parte politica per zittire l’avversario, cioè la sinistra, indicata come artefice di una globalizzazione che spalanca le frontiere. La falsa ideologia della diversità italiana (o padana, o cristiana) da preservare, autorizza di nuovo quel che ci illudevamo fosse definitivamente proibito: la colpevolizzazione di interi popoli, accusati di essere per loro stessa natura subdoli, violenti, pericolosi.
E’ inutile stupirsi poi quando si scopre che dei ragazzi di buona famiglia rivestono i panni dei giustizieri ariani e passano all’azione: come già i brigatisti di sinistra trent’anni fa, anche loro si proclamano avanguardia di un movimento popolare più vasto. E come allora può capitare che la violenza metropolitana, divenuta stile di vita, ferisca e uccida “per sbaglio” bersagli più vicini alla nostra sensibilità di quanto non lo siano i loro obbiettivi abituali.

Gad Lerner , 5/05/08  "la Repubblica"
http://www.gadlerner.it/index.php/2008/05/05/verona-non-solo-skinheads.html
venerdì, 25 aprile 2008

 
Vi segnalo  la storia di Giorgio Marincola, partigiano afroitaliano, raccontata splendidamente da Dacia Valent, la prima europarlamentare afroitaliana qui:
www.verbavalent.com/


Buon 25 aprile
Ora più che mai Resistenza!


da www.vauro.net

Vedere anche qui :
 http://www.anpi.it/
(Associazione Nazionale Partigiani d'Italia)



mercoledì, 23 aprile 2008





Si accettano ordinazioni
postato da: afroitaliani alle ore 23:18 | link | commenti (9)
categorie: colore, politica, bambini, africa, immigrazione, razzismo, auto-aiuto
domenica, 20 aprile 2008

Spunto di riflessione

Ci sono 13 casi di violenza sessuale al giorno! perchè se ne sente parlare sui mass media, solo ed esclusivamente se l'autore è uno straniero, in particolare rumeno ? perchè le altre vittime di stupri da parte di italiano meritano meno attenzione, soffrono forse di meno? uno stupro non è sempre uno stupro?
Riflettiamo...e poniamoci delle domande, alla luce dell'ultimo fatto di strumentalizzazione mediatica....... Quante di noi conoscono donne vittime di stupro, che hanno denunciato l'aggressore, in alcuni casi un conoscente o un ex, della cui aggressione però, non se n'è mai sentito parlare sui giornali o in tv? io purtroppo ne ho conosciute ...

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=6513&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=

Violenza sessuale: 13 casi al giorno

ROMA (19 aprile) - Nel 2007 sono stati accertati 4.663 casi di violenza sessuale, una media di quasi 13 al giorno: il dato è in leggero calo rispetto ai 4.694 del 2006. E' quanto emerge dalle analisi della Direzione centrale della polizia criminale. Nel secondo semestre del 2007 le violenze sessuali sono state 2.174, in consistente calo rispetto al primo semestre, quando sono state 2.489.

Esaminando la situazione nelle grandi città, emerge che Milano detiene il primato per le violenze sessuali. Nel 2007 sono state 517, contro le 444 del 2006: il calo è stato evidente in particolare nel secondo semestre dello scorso anno, con 197 episodi rispetto ai 247 del primo semestre.

A Roma c'è stato invece un aumento dei casi di violenza sessuale nel 2007 rispetto al 2006 (320 contro 294), ma anche nella Capitale, nel secondo semestre c'è stato un calo rispetto al primo (154 contro 166).

A Firenze nel 2007 gli stupri sono stati 138 contro i 132 nel 2006, Nell'ultimo semestre dell'anno scorso sono stati 56, contro gli 82 del primo semestre. A Bologna violenze sessuali in calo nel 2007 (160 contro le 173 del 2006). Diminuzione anche nel secondo semestre del 2007 rispetto al primo (75 contro 85).

A Napoli gli stupri nel 2007 sono stati 187 nel 2007 contro i 185 del 2006. Anche nel capoluogo campano si registra un calo nel secondo semestre dell'anno scorso (85 contro i 102 del primo semestre).

A Torino le violenze sessuali sono state 225 nel 2007, contro le 211 del 2006. Nel secondo semestre dello scorso anno sono però scese a 94 rispetto alle 131 del primo semestre.

C'è uno stupro da usare per le elezioni?

 

Piero Sansonetti, da Liberazione , 20/04/08   www.liberazione.it

 Chi legge abitualmente questo giornale sa che pubblichiamo una rubrica domenicale, curata da una nostra collaboratrice bravissima, Beatrice Busi, nella quale si raccontano i dettagli di cinque o sei assassini, o pestaggi, o stupri. Molto simili l'uno all'altro: un marito - o un fidanzato, o un amante o uno spasimante, o un padre, o un nonno - che uccide la «sua» donna, o la «sua» bambina. La rubrica si chiama "Finché morte non ci separi". Vi fa ridere? Non c'è niente da ridere.

Bea non ha mai avuto difficoltà a riempire la colonna che noi le affidiamo tutte le domeniche (questa domenica la trovate a pagina 7). Dà un'occhiata alle agenzie di stampa e tutto il suo lavoro consiste nello scrivere le storie che trova, con un linguaggio che sta sul filo tra la rabbia, l'ironia e l'eleganza. Le riesce molto bene.
Chissà perché tutti questi delitti, che sono decine e decine, trovano spazio solo su questa modesta e sobria rubrica di Liberazione . E chissà perché su nessuno di questi delitti si accende un dibattito politico forte e teso, come quello che invece si accende ogni volta che il delitto viene commesso non da uno di famiglia ma da un estraneo, e soprattutto, si accende, se questo estraneo è straniero, o addirittura è rom o romeno (per i giornali e i dirigenti politici italiani la differenza tra rom e romeno è assolutamente trascurabile: il romeno, più o meno, è rom, il rom è delinquente, e quindi va deportato assieme a tutta la sua famiglia, anche se ancora non ha commesso nessun delitto, prima o poi lo commetterà...).
Così è successo ieri. Una donna, africana, è stata aggredita vicino alla fermata del treno a La Storta, una stazioncina di periferia, a Roma, è stata ferita con un coltello, è stata violentata. L'aggressore è stato fermato, è rumeno. La violenza è diventata immediatamente un fatto politico. Come all'inizio di novembre, quando fu uccisa la signora Reggiani, a Tor di Quinto, e il partito democratico lanciò una campagna giustizialista contro i rom, per calcoli politici. Rase al suolo alcune baraccopoli. Stavolta è la destra che chiama l'opinione pubblica al linciaggio: «Spianiamo i campi nomadi». Guidata da Alemanno. Il quale spera di vincere le elezioni a sindaco in questo modo. Non vi pare un'infamia?

 

postato da: afroitaliani alle ore 09:45 | link | commenti (5)
categorie: politica, roma, razzismo, rom e sinti

postato da: afroitaliani alle ore 08:03 | link | commenti (1)
categorie: roma, razzismo
lunedì, 31 marzo 2008

Ma cos'è il privilegio bianco?

Il privilegio che deriva dall'essere bianco è dificile da definire...diciamo che in una società a maggioranza bianca e dove i bianchi detengono tutto il potere, tutti i bianchi hanno questo privilegio, anche se non si è apertamente razzisti.
Questo privilegio è diverso da contesto a contesto e varia anche in base ad altri aspetti della propria identità (l'essere bianco E maschio, conferisce un altro tipo di privilegio) .
Vi dico nel mio caso, io sono bianca, cresciuta in un ambiente totalmente bianco, circondata dal razzismo, delle persone e delle istituzioni
HO dovuto lottare innanzitutto dentro di me per decostruire e resistere al training razzista che ho ricevuto e al razzismo della mia cultura di appartenenza. Spero che questo processo continuo mi abbia fatto cambiare, anche se a volte inciampo negli effetti di quel razzismo interiorizzato e negli effetti del razzismo instituzionale intorno a me. Ma non importa quanto io cerchi di "guarire" me stessa, una cosa non cambia mai...io porto in me il privilegio bianco...
Come ? Quando io faccio domanda per un lavoro, o cerco un appartamento , io non appaio "minacciosa"....Quasi tutte le persone che devono valutarmi per quelle cose , somigliano a me....sono bianche. Loro vedono in me un riflesso di loro stesse...e in una società razzista quello è un vantaggio...
Sorrido, sono bianca, sono una di loro. Non sono pericolosa...
Anche quando io esprimo delle opinioni critiche , mi si perdonano delle cose. Dopo tutto, sono bianca...

Alcune persone bianche , hanno avuto una vita ancora più facile, perchè di famiglia ricca ,e questo ha dato loro ancora più privilegio, altre hanno avuto una vita più dura, perchè la loro famglia era povera, così come io ho subito discriminazione di genere in quanto donna.
Ma alla fine tutti in quanto bianchi abbiamo attinto a qualche forma di privilegio.....
Penso anche a quanti , che magari lo meritavano meno di altri che non possedevano lo stesso privilegio, siano arrivati a certe posizioni grazie alla solidarietà basata sul colore, sul genere, sulla classe sociale o l'ideologia.....
Secondo me è importante ricordarsi di quanto noi siamo il prodotto non solo di quello che noi VOGLIAMO ESSERE ma anche di quello che la società in cui viviamo CI HA LASCIATO DIVENTARE, ci ha dato l'opportunità di diventare...
e le opportunità non sono pari per tutti e tutte...

Il problema con il privilegio legato al colore o al genere è che non è qualcosa di cui ci si può disfare a piacimento...
Ogni volta che io entro in un negozio e la guardia giurata mi lascia in pace per mettersi a seguire una persona nera ( o araba o rom), io sto beneficiando del privilegio bianco...
ci sono migliaia di esempi che si possono fare...
pensiamo pure alla scuola...ma non mi dilungo... io , in quanto bianca , porterò con me quel privilegio fino a quando la supremazia bianca non sarà stata cancellata dalla nostra società
E il primo passo , come bianchi, da fare è proprio non aver paura di ammettere che in quanto bianchi abbiamo beneficiato di quel privilegio...
proprio per poter avere una scelta di cosa farne dei risultati che abbiamo ottenuto anche in virtù di quel privilegio

Riporto anche in calce questo articolo molto bello, in cui tra l'altro l'autrice esemplica che godere del "privilegio bianco" significa non dover pensare a tematiche sul colore se non lo si vuole....mentre invece una persona che non gode di questo privilegio non ha questa scelta, per vivere e funzionare in questa società è costretta a pensare alle tematiche del razzismo che lo voglia o no....
ecco questo lo riscontro anche nelle figlie....quante bambine bianche si sono sentite dire a sei anni, nella nostra società, :"il colore della tua pelle mi fa schifo" ? fortunatamente non molte....
eppure le bambine nere se lo senton dire...anche prima dei sei anni (questa è un'esperienza che hanno raccontato quasi tutte le mamme di bambine che hanno più di cinque- sei anni al nostro gruppo di incontro...)
articolo in inglese :" Come io beneficio del privilegio bianco"
http://www.rootswomen.com/articles/whitebenefits.html


p.s. bianco e nero, son più categorie che colori effettivi... e nero non è solo un discendente della diaspora africana....perchè in quest'ottica in cui credo, anche un rom è un "nero" ....
mi piace la definizione che dà del termine "black" il sito dell'associazione Mosaic http://www.mosaicbrighton.org.uk/index.html
(associazione britannica che ha "ispirato" il mio gruppo d'incontro afroitaliani/e ) , che vi riporto:
"nero" include tutte quelle persone le cui origine ancestrali sono: Africane, Asiatiche, Caraibiche, Cinesi, Mediorientali, Nordafricane, Rom, e le genti indigene delle isole del Sud Pacifico, del contintente americano, dell'Australia e Nuova Zelanda.
domenica, 30 marzo 2008


Alcune semplici regole per i bianchi e le bianche che intendono toccare i capelli dei bambini e le bambine afroitaliani/e





1) Non va MAI bene che mi tocchiate, tirate o accarezziate i capelli senza il mio permesso

2)NON va bene chiedermi se i miei capelli sono veri!

3)Rendetevi conto che chiedendomi se mi potete toccare i capelli, mi state trattando come un oggetto. Non siamo allo Zoo!

4)Pensateci prima di fare alcun commento che esprime sorpresa al fatto che i miei capelli possano sembrare in una certa maniera
sesnza un sacco di aiuto da parte di prodotti chimici, o parrucchieri professionisti!