C’è un filo che parte dal centro di Dakar e si dipana fino a raggiungere l’Italia, un filo colorato, resistente e ostinato. È un sottile filo di cotone, ma a renderlo indistruttibile è una miscela di amicizia, passione e solidarietà. Dal 1997, la cooperativa per il commercio equo e solidale Karibuny collabora con Yaakaar, una sartoria che ha sede a Medina, uno dei quartieri più centrali e popolari della capitale del Senegal. Yaakaar, che nella lingua wolof significa “speranza”, produce abbigliamento per uomo, donna e bambino e biancheria per la casa, il tutto utilizzando diversi tipi di tessuto, lavorati e tinti con tecniche tradizionali, tutti in puro cotone.
La particolarità dei sarti di Yaakaar è quella di saper abbinare i tessuti africani, coloratissimi, al gusto dei consumatori europei, prestando un’attenzione particolare allo studio dei modelli, nuovi ogni anno, e alle rifiniture. Per la primavera-estete 2006, le proposte sono ancora all’insegna del colore e dell’originalità: pantaloni, gonne, top, canotte, oltre a una serie di proposte originali per i bimbi e ad accessori come borse e trousse.

Per dare a tutti la possibilità di toccare con mano la nuova collezione, abbiamo pensato di invitarvi alla presentazione che si terrà 25 febbraio 2006 presso la Bottega Il Fiore per un commercio equo e solidale a Ladispoli via delle dalie, 11 Verrà allestita una mostra fotografica sulla realtà di Medina e su un altro ambizioso progetto nato dalla collaborazione con Yaakaar, la costruzione di un centro di formazione in cui i ragazzi che hanno abbandonato la scuola per motivi economici o famigliari possano ricevere un’istruzione di base e una formazione professionale.
Una delle prerogative del commercio equo e solidale è quella di costruire rapporti stabili e paritari con i partner del Sud del mondo, aiutandoli a creare le basi di una reale crescita sociale e di un miglioramento dell’economia locale. Insegnare un lavoro ai ragazzi significa toglierli dalla strada, dar loro una concreta possibilità di indipendenza, migliorare la situazione economica delle loro famiglie, evitare che siano costretti a migrare. Insomma è un aiuto concreto, che richiede, almeno inizialmente, un grande impegno.
Nota: Vi aspettiamo presso la Bottega del Mondo Il Fiore per un commercio equo e solidale in via delle dalie n. 11 a Ladispoli (vicino stazione FS).tel. 069913657
e-mail ilfiore@interfree.it / www.ilfioreequo.it
Per informazione sul progetto: Karibuny soc. coop. a r.l.Via Romitaggio, 1
Bevera di Castello Brianza (Lc) Laura Bosisio 340 2333050 laura.bosisio@gmail.com
Spesso gli oggetti che i bambini usano riflettono ed insegnano degli stereotipi: giocattoli, libri, cartoni animanti ,pubblicità, commedie, modi di dire.
Per quanto riguarda questi ultimi i bambini piccoli li imiteranno a meno che viene insegnato loro che possono far del male.
La maggioranza degli adulti sono così abituati agli stereotipi che spesso non li riconoscono nemmeno. Bisogna come genitori e insegnanti allenarsi a notarli e così facendo aiutare i bimbi di 4 e 5 anni a cominciare ad avere una coscienza critica essenziale per resistere agli effetti dannosi degli stereotipi.
La domanda che mi ha posto una bimba di 6 anni “Perchè non ci sono bambini marroni nella pubblicità?” dimostra un’ elevato grado di coscenza critica e un allenamento al riconoscimento delle rappresentazioni ingiuste.
Idee per attività da fare con i bambini a scuola e anche a casa
Comparare immagini autentiche e immagini sterotipate nei libri e nell’altro materiale didattico e non
Il materiale che si presta può essere:
illustrazioni di libri, fumetti, cartoni animati, posters, cartoline, ecc.
Bisogna spiegare il concetto di fare una critica alle immagini per decidere se sono giuste o ingiuste
“Le immagini ingiuste non sono vere (per es. La pelle cinese NON è gialla) e prendono in giro le persone (per es. Caratteri somatici esagerati)”
Mostrare ai bimbi un’ immagine stereotipata e chiedere loro “ Chissà se questa immagine è giusta. Vediamo di scoprirlo”. Confrontare con una immagine accurata e parlare di ciò che è diverso. Aiutare i bimbi a verbalizzare in che maniera l’ immagine è ingiusta e perchè gli stereotipi feriscono i sentimenti delle persone. Poi decidere insieme che fare del materiale stereotipato, per esempio coprirlo con un’immagine accurata o non usarlo più
Su una pagina incollare una foto gusta e una ingiusta riguardo genere, gruppo etnico o una persona con una disabilità visibile.
Usare foto dalle riviste o copiare disegni da libri.
Sotto ogni foto scrivere qualche frase dettata dai bambini sul perchè pensano che una foto è giusta o ingiusta. Aggiungere nuove foto non appena i bimbi le trovano. Lasciare il libro a disposizione dei bimbi perchè lo possano guardare da soli
Riconoscere e premiare i bambini quando si dimostrano consapevoli degli stereotipi
Nadia sta giocando con i suoi pupazzi della Lego, ad un certo punto dice: “ tutte queste bambole sono bianche!” La maestra dovrebbe rispondere “Hai ragione, sai. Ci dovrebbero essere anche bambole nere, e asiatiche e miste. Penso che nel paese dove queste bambole sono state prodotte quasi tutti sono bianchi. Sono orgogliosa di te per averlo notato perchè è importante notare quando certe cose sono ingiuste come questa!”
Vorrei segnalare a tutti questo articolo che è uscito sul giornale “Liberazione” il giorno 8 febbraio 2006 e che parla di questo blog. Ringrazio la giornalista Monica Lanfranco per averne parlato e per aver reso bene lo spirito con il quale questo blog è stato creato. da:
http://www.liberazione.it/giornale/060208/pdf/XX_7-POL-3.pdf
L’esperienza scioccante del ritorno in Italia dall’Inghilterra
Un blog contro il razzismo. Storia di mamma Flora single con due figlie di "colore ambrato"
Monica Lanfranco
Liberazione 8 febbraio 2006
Flora è una mamma single di due bimbe, vive a Roma, fa l’impiegata. Come tante altre madri italiane, direte voi: e allora? Allora Flora è una di quelle genitrici le cui figlie sono di colore diverso dal suo, e qui la cosa si fa complessa, e interessante. Tanto da aprirci un blog, e progettare di fare una associazione di famiglie e singole persone che abbiamo figlie e figli frutto di "mixitè", un fatto ancora problematico, in Italia.
«Io ho due figlie che sono di un colore diverso dal mio nel senso che le ho concepite con un nero, e io sono bianca. Le mie figlie sono appunto miste, dello stesso colore ambrato di alcuni bimbi rom (che per questo sento molto vicini a noi) ed in più con i tratti somatici africani e capelli ricci.
Io sono molto pallida, occhi blu. E pur essendo madre biologica e politicamente impegnata da sempre nell’antirazzismo mi pongo continuamente il problema di quel giudice che disse che non è giusto che i bimbi neri vengano dati in adozione e quindi crescano in un paesino totalmente bianco».
E’ così che Flora apre la home page del suo "blog afroitaliani" attivato da poche settimane su http://afroitaliani.splinder.com/, uno spazio nel quale ogni giorno segnala iniziative, offre al pubblico riflessioni, brani di libri, indicazioni di links, e ospita commenti di chi ha voglia di comunicare con lei. Quando le si chiede come è nata l’idea di tenere il blog, Flora racconta l’esperienza scioccante del suo ritorno in Italia dall’Inghilterra: paese a due ore di volo dal nostro che dalle sue parole appare però lontanissimo, come già alcuni anni fa segnalava, nel suo spassoso e profondo "Imbarazzismi" lo scrittore e medico togolese Kossì Komla Ebrì, narrando l’ignoranza del bel paese in materia di rapporti tra persone con diversa pigmentazione.
«Ho vissuto alcuni anni a Londra, dove ho insegnato spagnolo e inglese nelle scuole, oltre che inglese nei corsi gratuiti per i rifugiati politici pagati dallo stato. Già questo illustra bene come sia diversa la situazione inglese: una italiana che insegna lingue diverse dalla sua a persone altrettanto straniere. Ma le differenze con l’Italia continuano.
Le mie figlie non sono mai state una minoranza a scuola: c’erano insegnanti di colore, bambine e bambini di tutte le provenienze in classe, e di questo si tiene conto nella didattica e nei programmi, favorendo così l’esplicitazione positiva delle differenze. Non si negano. Tornata in Italia mi sono sentita dire da alcune madri che le loro figlie, tutte bianche, non vedevano la differenza di colore della pelle rispetto alle mie. Sono sicura che me lo dicevano per sembrare non razziste, e rassicurarmi. Perché, ho chiesto loro, sono forse daltoniche le vostre figlie, che non vedono la pelle scusa delle mie? Il problema è che facendo così, negando quella che è l’evidenza, ovvero il diverso colore, si omogeneizzano le differenze, e in questo modo non si vedono le sfumature diverse e i colori differenti come una risorsa, ma come un problema. Ecco perché le mie figlie cominciano a dimostrare insicurezza, a chiedersi perché le principesse sono sempre bianche e bionde e con gli occhi azzurri. Ho persino visto alcuni libri di scuola nei quali i bambini e le bambine erano invitati ad abbinare case diverse con diversi bambini di differenti provenienza geografica, e a quello africano indovinate un po’? Era allegata la capanna di legno, come se a Nairobi non esistessero i grattacieli. Vi ricordate la figuraccia fatta da uno dei concorrenti dell’isola dei famosi, che disse a Idriss che lui sarebbe stato avvantaggiato nel vivere un’esperienza "selvaggia" in quanto nero? Idriss rispose che lui nella giungla non c’era mail stato, ma a nessuno sarebbe venuto in mente di fare quella battuta, se Idriss fosse stato un bianco».
Nella battuta sulla visione daltonica di chi non vede i colori laddove ci sono, che riassume bene lo spirito combattivo e creativo di questa coraggiosa alfiera della mixitè, c’è tutta la problematica italiana sullo stato dell’intercultura. E sul tasso (purtroppo alto) di razzismo, latente e manifesto.
«Si dice, spesso con buone intenzioni, che i bambini e le bambine sono tutte uguali, ma si fa un errore: i bambini e le bambine, come gli uomini e le donne, sono tutti diversi, ed è un bene nominare e valorizzare questa differenza come una ricchezza. Altrimenti accade che il colore della pelle diventa un tabù, un fattore di imbarazzo, come succede quando i bambini notano una persona handicappata e chiedono spiegazioni, e le dovrebbero avere, alla persona adulta, che invece li zittisce, perché "di certe cose" non è bello parlare. Credo che un bambino o una bambina per crescere sano e felice non ha bisogno soltanto del grande amore che noi come genitori possiamo dare. Ha bisogno anche di costruirsi un’identità di sé e di gruppo. L’identità di sé è costituita essenzialmente dal sesso, cioè dal sentirsi maschio o femmina e dal colore, cioè nero, o bianco o marroncino. Perchè sono i primi due elementi che gli altri, e anche noi, notiamo. Coltivare l’identità razziale di un bambino nero è fondamentale per il suo benessere. Ma come fare in assenza di role-models di colore, senza maestre o amichetti di colore?»
Domande importanti, che Flora offre al popolo della rete come un approdo verso la ragionevolezza, l’empatia e il senso di giustizia che ogni giorno viene messo in forte pericolo in Italia, un paese che si scopre razzista sempre più spesso e che vede rappresentanti del governo proporre, per esempio, che l’assegno per i nuovi nati non sia destinato ai figli e figlie di immigrati nati qui. Come a dire che la cittadinanza è una prerogativa selettiva, ed ha un colore solo. Indovinate quale
La piccola araba costretta a baciare Gesù
Nelle classi multietniche comincia ad affacciarsi il “bullismo religioso
ROMA - Ed alla fine Amina lo ha baciato, quel tizio di nome Gesù. Lo ha baciato singhiozzando, protestando silenziosamente in arabo, invocando Allah akbar, Allah è grande, come si fa durante la preghiera in Moschea, come fanno gli estremisti islamici prima di colpire un obiettivo. Amina non è una terrorista, proprio no, è una bambina egiziana, vive a Roma da tre anni con la sua famiglia, e frequenta una scuola elementare in un quartiere di Roma. Amina ha otto anni, gli occhi di velluto nero e le labbra atteggiate sempre ad un sorriso. Tra i molti sentimenti che ha esplorato non c’è l’odio, per lo meno non ancora. Lei non odia nessuno, neppure quel Gesù crocefisso appeso al muro della classe, contro il quale certi suoi compagni le hanno spinto il capo, dopo averla costretta a salire, assieme ad uno di loro, su una sedia. Poi hanno riso. Bullismo religioso, variante attualissima, escogitata da piccole menti di scuola elementare, classe terza.
Fenomeno già segnalato dagli esperti, sebbene ancora quasi invisibile, sommerso. Comincia ad insinuarsi nelle classi multietniche, alimentato dal clima di questi ultimi giorni, e dal razzismo, che è un veleno assai diffuso. Un pericolo che molti insegnanti hanno già intravisto, e talvolta toccato con mano, come in questo caso. Un pericolo che alcuni stanno già cercando di affrontare.
Le maestre di Amina, dopo l’episodio, hanno parlato a lungo ai loro alunni di tolleranza, di rispetto, e di religioni. Hanno spiegato cos’è l’Islam, e hanno fatto imparare a memoria a tutti i bambini il nome delle cinque principali fedi religiose. Hanno fatto fare ai tre bimbi musulmani della classe disegni di simboli islamici, da appendere sui muri della classe, sulla parete accanto a quella dov’è appeso il crocefisso. Hanno portato tutti quanti alla Moschea, chiedendo di commentare la visita in un tema.
«Ci siamo tolti le scarpe e c’era puzza di piedi», ha scritto Robertino, capobanda del gruppetto che tormenta Amina. La maestra Barbara, leggendo, non ha riso. Ha pensato al futuro. Ha provato a immaginarselo, e non le è piaciuto.
m. l. p.
Copyright “Il messaggero”, venerdì 10-2-06 (Grazie Anna per avermi segnalato l' articolo emblematico qui sopra)
e un'iniziativa:
Le associazioni Arci e Them Romanò
Caro Silvio: sono il bebè Mohamed…
postato da romano lil Giovedi 2 Febbraio 2006 ore 03:28:25
Berlusconi, presidente-nonno, firma le lettere del bonus-bebè. Per la fretta le missive sono state inviate a tutti i bimbi, anche a quelli che per la finanziaria, non ne hanno diritto. Per avere il bonus di 1000 euro, si deve essere infatti cittadini italiani o europei. Niente agli immigrati extracomunitari anche se regolari. Neonati e già truffati e discriminati. Ecco la risposta del bebè Mohamed.
Al mittente da parte di Mohamed
Caro Silvio Berlusconi, grazie della letterina. In effetti sì, ci ha azzeccato, è la prima lettera che ricevo. Grazie anche per tutti gli auguri che mi fa, il successo, la fortuna eccetera eccetera, e mi sa che ne avrò bisogno. Il grosso bacio se lo poteva risparmiare, ma mi hanno già detto - anche se sto ancora alla nursery dell'ospedale - che lei è fatto così, tende a esagerare. Sa, non per deluderla, ma qui si parla molto di lei: non posso essere più preciso perché avendo solo sei giorni non ho ancora imparato tutte le parolacce.
Comunque, veniamo agli affari.
La ringrazio sentitamente per i mille euro che lei devolverà alla mia famiglia, come mi ha scritto nella sua lettera. Mille euro sono sempre mille euro, per carità, e io non sono ancora così maligno da pensare che la sua letterina sia del tipo elettorale.
Purtroppo nel paese in cui sono nato - qui - sono straniero, i miei genitori sono immigrati. E quindi all'ufficio postale si sono sentiti dire che per loro (cioè per me) i mille euro non ci sono. Porca miseria, caro Presidente: a sei giorni già ricevo la prima lettera della mia vita, mi scrive nientemeno che il capo del governo, e già c'è una gigantesca fregatura. Sono io che sono precoce o è lei che è un cialtrone?
Capirà che sono un po' perplesso. Ma come! Quello che mi regala mille euro e mi manda un grosso bacio, come può essere la stessa persona che ha voluto, votato una legge razziale come la Bossi-Fini? Come può questo generoso nonnetto essere lo stesso che ci dà la caccia come clandestini e ci nega diritti come stranieri?
Poi ho capito: è la stessa persona che i mille euro, infatti, non ce li dà.
Quindi direi che si può tenere il suo grosso bacio e tutte quelle ruffianate che stanno nella lettera, dato che purtroppo si tiene anche i mille euro.
Diciamocelo tra noi pelati: anche se ho solo sei giorni so riconoscere una fregatura, anche se non me l'aspettavo così presto.
Niente bacioni, naturalmente, al massimo un ruttino per esternarle tutta la mia stima.
Alessandro Robecchi “il manifesto” 1 febbraio
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Non ci sono veramente parole di fronte a questa ennesima discriminazione razziale perpetrata dal nostro Governo nei confronti delle minoranze etniche che vivono, lavorano, pagano le tasse nel nostro paese.
Forse questa è particolarmente odiosa in quanto colpisce dei neonati, nati qui, da cittadini residenti, che lavorano e contribuiscono all'economia del nostro Paese tanto quanto o forse più che la "casalinga di Voghera".
Ma quello che mi lascia ancor più esterrefatta è il commento di Calderoli, che ho letto su Repubblica di Venerdì scorso, "ai vari Ali Babà ci pensi il loro governo". Ma vi rendete conto, stiamo parlando di persone che vivono qui, che pagano le tasse qui non in nessun altro paese, e dei loro bambini nati qui, che non conoscono governo altro che il nostro, paese altro che il nostro.......
Forse è per questo che in Italia ci guardiamo bene dal garantire il diritto di cittadinanza ai figli di immigrati residenti, pur se in permesso di carta di soggiorno permanente (cioè che non ha scadenza e quindi a durata illimitata) . Se fossero cittadini, come lo sarebbero nella maggioranza degli stati europei, dovremmo rispettare forse l'ART 3 della nostra Costituzione :
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Io ho due figlie che sono di un colore diverso dal mio nel senso che le ho concepite con un nero, e io sono bianca.
Le mie figlie sono appunto miste, dello stesso colore ambrato di alcuni bimbi rom , (che per questo sento molto vicini a noi) ed in più con i tratti somatici africani e capelli ricci.
IO sono molto pallida, occhi blu.
E pur essendo madre biologica e policamente impegnata da sempre nell'anti-razzismo, io mi pongo costantemente il problema di quel giudice che disse che non è giusto che i bimbi neri vengano dati in adozione e quindi crescano in un paesino totalmente bianco!!!
Io inoltre sono madre single, e quindi le mie figlie non hanno il punto di riferimento nero che normalmente figlie di coppie miste hanno, e quindi sono nella situazione di madri adottive di figli di colore.
Credo che un bambino per crescere sano e felice non ha bisogno solo del grande amore che noi come genitori possiamo dargli. Ha bisogno anche di costruirsi un'identità di sè e di gruppo.
L'identità di sé è costituita essenzialmente dal sesso, cioè dal sentirsi maschio o femmina e dal colore, cioè nero o bianco o marroncino. Perché sono i primi due elementi che gli altri e anche noi notiamo.
Coltivare l'identità razziale di un bambino nero è fondamentale per il suo benessere. Ma come fare in assenza di role-models di colore, senza maestre o amichetti di colore?
Io mi pongo constantemente questo problema. Mie figlie sono le uniche non bianche a scuola, meno male che due mesi fa è arrivata una bimba rom romena!
Questo fatto potenzialemente può creare grossi problemi di identità, nel senso che vedendo intorno a sè solo i bianchi in posizioni di prestigio e autorità, loro stesse interiorizzano il razzismo e cominciano a credere che nero sia inferiore...questa è una tragedia, essendo loro stesse nere, perché le porterà O a sentirsi inferiori, o a NON volersi sentire nere, ma la società le vedrà nere (perché anche se miste, le VEDE come nere...come NON bianche) e quindi si troveranno del tutto impreparate a difendersi dal razzismo.
Questo non è ciò che succede a quei bimbi neri o misti che crescono con ALMENO un genitore nero, che può far loro da role -model.
Come faccio io o voi bianche quando a scuola dicono alla mia bambina "sei brutta perché nera" e lei mi dice "io voglio essere bianca come te, mamma" a darle gli strumenti per farla sentire orgogliosa del suo colore?
Bisogna aver riflettuto molto su questi temi, ed essere forti e combattive come alcune di noi,mamme biologiche o adottive,lo siamo diventate.
Per questo mi sembra meglio che un bianco qualunque, che forte e combattivo e anti-razzista convinto non è, non prenda in adozione né al limite concepisca (perché bisogna pensarci bene anche prima di concepire....dato che le relazioni possono sempre fallire! ) un bimbo NON bianco, nell'interesse del bambino ovviamente.
Al riguardo riporto una testimonianza tratta da questo Manuale tra l'altro bellissimo ed interessantissimo
"Celebrating Identity - A Resource Manual" by c.chambers, s.funge, g.harris and c. williams (la trad. è mia)
"I genitori adottivi di un bambino misto pensavano che il farlo crescere in una famiglia benestante e mista fosse abbastanza per proteggerlo dal senso di inferiorità che gli veniva imposto dal mondo esterno. Era un bimbo contento e non vedeva l'ora di cominciare la prima elementare: La mattina del primo giorno di scuola passò un sacco di tempo in bagno a lavarsi le mani. Quando uscì dal bagno mostrò i palmi ai genitori dicendo "vedete non sono così marroni oggi!"
e questo è il commento di David, un ragazzo misto affidato ad una coppia bianca:
" è ovvio che i miei genitori affidatari non erano in grado di tirarmi su come una persona di colore. Non mi hanno mai detto niente sul mio essere nero. MI veniva detto che essere di colore era negativo e che se avessi parlato educatamente i bianchi mi avrebbero accettato come uno di loro...non importa il colore. Questo è l'atteggiamento che avevano e ancora hanno.
Non sapevo niente di che vuol dire essere di colore.....la gente mi insultava per strada e a scuola chiamandomi black bastard, coon, wog (sono tutti insulti intraducibili riferiti all'essere nero - ndt) e io non capivo il perchè quando ero piccolo. I miei genitori affidatari non hanno fatto niente per coltivare la mia identità nera. Dicevano cose come "siamo tutti uguali" , che NON è vero. SIAMO TUTTI DIVERSI, e bisogna che questo ci venga detto con enfasi quando siamo piccoli sennò rifiuteremo ciò che ci rende diversi a questo ci causerà gravi problemi da grandi. IL peggior problema ho avuto quando ero in affidamento è stato un problema di identità e nessuno che mi era vicino mi poteva aiutare con questo. Io penso che i bimbi neri dovrebbero andare con delle famiglie nere"
Questa è una testimonianza soggettiva ma fa pensare.
Bisogna che il bianco faccia un grande lavoro su sé stesso, che si interroghi, che legga che faccia tutto il possibile perché suo figlio non bianco abbia l'opportunità di conoscere persone nelle quali si possa "rispecchiare"