Afroitaliani/e

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sono una persona interessata all'arricchimento culturale portato dalle minoranze etniche. Sono contro ogni forma di razzismo e per la mixitè!
"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani)

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sabato, 31 maggio 2008

Dobbiamo chiederci: sicurezza per chi?
Chi minaccia la sicurezza di chi?
 

Mercedes Frias
Un'ondata xenofoba senza precedenti. Il razzismo esploso nelle sue manifestazioni più violente. Flebili reazioni. Provano a reagire i soliti, ancora frastornati dalla frana culturale resa evidente dalle urne. E la potenziale opposizione parlamentare sembra anestetizzata. Incapace di dire, di fare, di muoversi in direzione diversa e contraria di quella della maggioranza. Evidentemente tutto marcia come dovrebbe secondo il loro disegno, secondo le loro prospettive di società. Balbettano ancora che la sinistra ha perso perché non ha capito il Paese, perché ha detto cose sbagliate sulla sicurezza. Colpisce però la miopia, la perseveranza nell'inseguire proclami sicuritari, che individuano nell'escluso il nemico, che fa diventare i dati un'opinione e la percezione pilotata l'unica certezza sulla quale costruire proposte rassicuranti delle fobie collettive costruite in mancanza di risposte ai bisogni della gente, all'impoverimento dilagante.
Duecento prostitute di origine africana uccise nel pressoché totale silenzio negli ultimi tre anni in Italia sono un bell'esempio del razzismo e la violenza contro le donne, nella totale omertà dei media e l'inerzia della polizia.
Donne, ragazzini, uomini che mettono in atto un vero e proprio pogrom contro altre donne, ragazzine, bambini, vecchi, uomini, colpevoli di appartenere all"etnia" maledetta.
Una donna ridotta in schiavitù, ma era "solo una rumena". Rumena anonima, come anonima rimane l'italica aguzzina. Sì perché gli aggressori, anche se presunti, hanno nome, cognome e volto da sbattere in prima pagina, soltanto quando sono "altri";
un'altra anonima rumena violentata dal branco a Roma.
Un barista asiatico aggredito da un branco di giovani neonazisti.
Negozi di cittadini stranieri devastati dal solito branco. E poi, fermi e intimidazione di polizia a Firenze contro due giovani egiziane che passeggiavano in città, coperte con il velo integrale.
Estremisti di destra e cittadini qualunque che si sentono autorizzati a usare qualsiasi mezzo per colpire, punire, il nemico, la minaccia alla loro quiete, al "decoro" delle loro città. Autorizzati da una violenza politica che dà in pasto quotidianamente il capro espiatorio, sia ai razzisti di destra, sia agli esclusi nativi.
La destra xenofoba ha costruito il suo consenso in questi anni con l'esaltazione dell'individualismo, dell'identità costruita per differenza, attraverso una proposta politica etnocentrata, che costruisce e sottolinea i pregi "innati", naturali e superiori degli autoctoni, specie se del nord. A questa visione di sé, si rende indispensabile la costruzione del suo opposto, della minaccia a tanto benessere faticosamente guadagnato: il bersaglio naturalmente viene da oltre frontiera. L'altro, altro da incarnare la radice di tutti i mali, perché non soltanto fa "concorrenza sleale" nelle mansione più squalificate perché costretto ad accettare condizioni più precarie, ma può anche trovare buona collocazione nelle graduatorie per le case popolari e negli asili nido; ma soprattutto, delinque, rende insicure le città, intimorisce le anziane signore. Nulla importa quanto ci dicano i dati sull'andamento della criminalità e sulla reale partecipazione dei migranti come aggressori; loro ci rendono insicuri, loro. Complice il sistema dei media formidabili strumenti di amplificazione dei fatti di cronaca che vedono come autori gli stranieri. Non importa che in campi come le aggressioni sulle donne, gli stranieri siano il 3% degli autori, occupano l'80% dell'informazione.
In materia di politiche sull'immigrazione la destra ha sempre dettato l'agenda, imponendo un'idea, più o meno esplicita, che inchioda, fissa l'immagine dello straniero proveniente dai paesi impoveriti, a quello del delinquente. Il centrosinistra, spesso colpito dalla stessa cultura dell'idolatria campanilista della proprietà e del consumo, ha risposto "difendendo", separando, e via distinguendo fra migranti "buoni", regolari da integrare o meglio assimilare; e quelli cattivi, i cosiddetti clandestini. Così facendo ha dato un notevole contributo a creare l'equazione clandestino-delinquente. Incurante dal fatto che la maggior parte dei migranti oggi regolari, sono stati clandestini o irregolari, sanati con l'unico strumento di regolarizzazione esistente in paese in cui è pressoché impossibile entrare legalmente.
La criminalizzazione dei migranti, specialmente se clandestini, paga dal punto di vista del consenso elettorale. Costruzione politica di nuovi criminali, individuati come causa di ogni male, induzione del senso di insicurezza, di paura; Il risultato è scontato.
Alla luce degli ultimi episodio di aggressione di cui sono stati oggetti i migranti, occorre domandarsi, sicurezza per chi? Chi minaccia la sicurezza di chi?
La spedizione punitiva di un gruppo di giovani romani in un supermercato contro alcuni immigrati, alla vigilia dell'omicidio Reggiani, era l'avvisaglia di quanto può produrre l'uso politico di fatti di cronaca pur orrendi e condannabilissimi. Allora, il leader del Pd ha preteso e ottenuto una riunione del consiglio dei ministri di urgenza con derivante decreto legge, ma, dov'è oggi, dove sono i tanto zelanti custodi della sicurezza con il moltiplicarsi di atti di violenza, non soltanto da ascrivere alla delinquenza privata, ma di chiara matrice razzista e xenofoba?
Tali episodi nella loro gravità sono una conseguenza logica del discorso razzista esasperato maggiormente durante la campagna elettorale e ulteriormente istituzionalizzato con le prime, prioritarie e urgentissime misure del governo: il pacchetto sicurezza.
Oltre le aggressioni fisiche, assistiamo ad un allentamento dei "freni" che circoscrivono certe pulsioni, insulti e aggressioni verbali di ogni tipo nei confronti di persone di aspetto esteriore diverso da quello della maggioranza, è la conseguenza della banalizzazione del razzismo, sia quello individuale, sia quello istituzionale.
Il governo di destra dal canto suo, coerente con il suo disegno, parte velocità all'attacco dei più elementari squarci di dignità degli esclusi. Far diventare reato un illecito amministrativo quale la presenza sul territorio nazionale senza titolo di soggiorno e la reclusione fino a 18 mesi per tale condizione nei luoghi di totale sospensione di ogni diritto sono, atti di vero e proprio razzismo di stato, a danni di chi la propria condizione ha reso fragile e indifeso. E' il governo di destra, agendo fedele a quanto promesso, le timide dichiarazioni
Appare altresì evidente, che la discussione anche in ambito dell'Unione Europea sull'allungamento dei tempi di permanenza nei cpt sia non soltanto espressione di disumanità colpevole, di eccesso di repressione e/o di incapacità di governare gli eventi, ma anche di una di una scelta "economica" data dall'indotto delle carceri?
In questo scenario, urge reagire, uscire dallo stordimento, fare opposizione, decostruire paradigmi; non sono certo le diatribe di potere ai vari livelli o i tentativi di aggregazione per sigle, ora che siamo attoniti e spappolati ad aiutarci a uscire dalla palude culturale, sociale e politica in cui ci troviamo. Siamo minuscole sacche di resistenza, il lavoro è di lunga durata, reagire è un imperativo non più rimandabile.


31/05/2008

venerdì, 30 maggio 2008

Rapporto di Amnesty International sull' Italia: paese pericoloso e razzista per rom e migranti e potenzialmente per ognuno di noi.....

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Sia il clima di xenofobia che i recenti provvedimenti sulla sicurezza varati dal governo, ma con un vasto consenso da parte dell'opposizione, rischiano di fare dell'Italia "un paese pericoloso" non solo per i rom e per alcuni gruppi d'immigrazione, ma "potenzialmente per ognuno di noi". Lo dice Amnesty International nel giorno del lancio del suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani.

"L'Italia rischia di essere oggi un paese pericoloso non solo per i rom e i romeni, ma potenzialmente per ognuno di noi", ha detto presentando il rapporto Daniela Carboni, direttrice dell'Ufficio campagne e ricerca della sezione italiana di Amnesty.

L'associazione internazionale, che fa un vanto della sua indipendenza politica, critica sia il centrodestra che il centrosinistra e accusa i politici italiani - in testa il leader del Pd Walter Veltroni e il presidente della Camera Gianfranco Fini - di avere "una gravissima responsabilità" nel clima razzista che si respira in Italia, con l'intolleranza verso gli immigrati e una serie di aggressioni e attacchi in particolare contro campi rom. E dice che il pacchetto-sicurezza varato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana contiene norme "contrarie agli standard internazionali sui diritti umani".

"Atti normativi approvati con un approccio affrettato e propagandistico, dichiarazioni discriminatorie e attacchi xenofobi stanno minando seriamente i diritti umani fondamentali delle minoranze presenti nel nostro paese, in una preoccupante linea di continuità nel passaggio da un governo al successivo", ha detto ancora Carboni, che ha accusato i politici italiani - ma anche "una parte della stampa" - di aver sdoganato "un linguaggio razzista".

"Abbassare la soglia dei diritti per specifici gruppi di popolazione, oltre a essere di per sé inaccettabile, comporta una generale erosione dei diritti individuali di ogni persona in Italia".

Il rapporto sull'Italia cita i giudizi dell'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, sul rischio che la "stigmatizzazione di gruppi come rom e immigrati" aumenti la possibilità di attacchi contro di loro, e le preoccupazioni dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati per le "risposte demagogiche" della politica italiana sul tema dell'immigrazione.

Sul banco degli accusati finiscono soprattutto l'ex sindaco di Roma Veltroni, in particolare per una frase come "prima dell'ingresso della Romania nell'Unione europea, Roma era la città più sicura del mondo", all'epoca dell'omicidio di Francesca Reggiani a Roma per mano, secondo l'accusa, di un romeno di origine rom. E l'ex leader di An Fini che, parlando dei rom, disse: "Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all'accattonaggio".

Fonte REUTERS
lunedì, 26 maggio 2008

Raid razzista al Pigneto

(foto da http://picasaweb.google.com/ppavese/PIGNETO26MAGGIO)
Sabato, una ventina di giovani armati di spranghe, chi con il casco, chi con la faccia coperta da foulard marchiato dalla svastica ha pensato bene di fare una scorribanda per il Pigneto. Correndo lungo via Macerata al grido di "Sporchi stranieri" hanno rotto vetrine e pestato il gestore bengalese di un locale. Anche le vetrine degli altri esercizi colpiti hanno l'unica colpa di essere gestiti da migranti.  La gente è scappata, le saracinesche sono scese e la banda razzista è scappata indisturbata. Per chi non lo conosce, il Pigneto è un quartiere giovane e multietnico. Da villaggio degli immigrati abbruzzesi negli anni 60 è cresciuto abusivamente su se stesso ed è diventato vivace, pieno di locali, di associazioni, di vita pubblica.
 La spedizione di ieri, dunque, potrebbe essere un tentativo di incrinare il clima di convivenza che si respira nel quartiere e di cercare consenso "punendo" un luogo che a qualcuno può dare fastidio.Quel che è certo è che da quando la campagna elettorale per il Comune è cominciata, il clima nella capitale è diventato inquietante. Alle minacce che vengono dalla politica contro le realtà definite come illegali e alla minaccia di "ripulire" la città non solo dai clandestini,ma anche dai nostri connazionali europei e dai Rom di qualunque nazionalità (inclusa quella italiana, probabilmente....), adesso si aggiungono le spedizioni punitive razziste. Questo è un grave atto di razzismo verso tutti noi. Oggi sono i bengalesi, ieri erano i Rom, domani saranno i neri e poi?  Questa "sicurezza" strombazzata da tutte le parti, questa deriva xenofoba manovrata ad arte , l'ossessione securitaria, la campagna diffamatoria contro dei popoli interi, sta mettendo  in pericolo noi tutti e tutte, sta rendendo invivibile i luoghi e gli spazi quotidiani...

Manifestiamo!

Invitiamo tutti i  cittadini romani  democratici e antirazzisti a partecipare oggi
lunedì 26 maggio alle ore 18.00 presso l'isola pedonale di via del Pigneto
ad una manifestazione unitaria  per la convivenza e la solidarietà in risposta alla vile aggressione di chiaro stampo fascista e razzista subita il 24 maggio da alcuni commercianti bangladesi del quartiere di Tor Pignattara.
 
Associazione Dhuumcatu
via Nino Bizio 12
www.dhuumcatu.org
mercoledì, 21 maggio 2008

FERMIAMO IL GENOCIDIO CULTURALE

Corteo Roma, domenica 8 giugno 2008

L'iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.

Le Associazioni che aderiscono all'iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri rappresentanti al costituente Coordinamento Nazionale Permanente e al corteo antirazzista nel rispetto dei principi che hanno mosso l'iniziativa.

Domenica 8 giugno, Roma

Dalle 12 alle 16
ritrovo dei partecipanti al COLOSSEO (Piazza del Colosseo, dal lato dei   Fori Imperiali) ci si arriva in pulman, in auto e con la metro B)
Dalle 16 alle 17
corteo dal Colosseo fino al Foro Boario
Dalle 17 alle 20
Foro Boario, Villaggio Globale libera discussione, proposte:
•  Costituzione del Coordinamento Nazionale Antirazzista
•  Creazione di una rete informatica, contro l'inquinamento e la mistificazione delle informazioni
•  Creazione di una Consulta romanì costituita dalle associazioni storiche e le organizzazioni rom
•  Varie ed eventuali
Dalle ore 20
Festival Interculturale Antirazzista
Alexian Group (Italia)
Musicisti Rom del Kossovo
Taraf de Bucarest (Romania)
Chaja Chelen (Bosnia Erzegovina)
Lucio Pozone (chitarra flamenca)
Alessandro Cavallucci (chitarra flamenca)
Jamal Quassini
La partecipazione è aperta a tutti gli artisti

La partecipazione è libera e gratuita LE ADESIONI SONO APERTE A TUTTI. Per ulteriori info e per visualizzare le adesioni cliccare qui www.associazionethemromano.it/newsletter.htm

Domenica 8Giugno si svolgerà a Roma un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom in Italia. L’iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno. Dopo l’ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare  in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole. C’è un’oscura connivenza tra una parte del giornalismo italiano, una parte delle forze dell’ordine,   una parte della politica italiana per giustificare  un’incivile repressione. -Il 1° Giugno le Associazioni  Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile.  Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!! 

Occorre ribadire alcuni concetti  che vengono mistificati,

         Tutti credono che Rom siano  solo stranieri.

Non è vero!, infatti l’80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia  sono cittadini italiani

         Tutti credono che i Rom sono nomadi.

Non è vero!, Infatti  la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari

         Tutti credono che il campo  nomadi è la soluzione ideale.

Non è vero!, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un’imposizione dovuta alla non conoscenza.

         Tutti credono che  zingaro sia il nome di questo popolo.

Non è vero!, infatti il termine corretto è Rom.

 

Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell’uomo in Italia per i Rom non vale.

Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!!

Per info e contatti: tel: 0872 660099 cell. 340 6278489 http://www.alexian.it

venerdì, 16 maggio 2008

Provate ad immaginare

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.

 

Bertolt Brecht

 

 

Provate ad immaginare.
Una persona del vostro quartiere è sorpresa dentro un appartamento: forse voleva rubare, forse voleva portar via una neonata. Viene arrestata.
 
Provate ad immaginare.
Il giorno dopo e poi quelli successivi, ragazzi in motorino lanciano una molotov contro la casa di un vostro vicino. L'incendio brucia in parte l'appartamento ma, per fortuna, l'uomo, la donna e i due bambini che ci vivono se la cavano. Spaventati, ma incolumi. Poi è la volta di un intero quartiere: arrivano a centinaia con i bastoni e le bottiglie incendiarie. La gente scappa si rifugia da parenti.
 
Provate ad immaginare.
Un bambino che vive ad un paio di isolati da casa vostra viene circondato da gente ostile che, sapendo che è del vostro paese, lo insulta, lo schiaffeggia, lo spinge a forza dentro una fontana. Il bambino è piccolo, forse piange, forse stringe i denti perché la violenza degli altri è un pane duro che ha imparato a masticare sin da quando è nato.
 
Provate ad immaginare.
La furia non si placa: anche i quartieri vicini sono sotto assedio. Raccolte in fretta poche povere cose intere famiglie si allontanano. La polizia non ferma nessuno degli incendiari ma "scorta" voi e i vostri compaesani. Andate via. Non sapete dove. Lontano dalle molotov, lontano dalla rabbia, lontano dalla ferocia di quelli che sino al giorno prima vivevano a poche centinaia di metri da voi. Andate in cerca di un buco nascosto dove, forse, potrete resistere per un po'. Fino alla prossima molotov.

Provate ad immaginare.
Vostri compaesani e parenti che vivono lontano, in altre città, vengono assaliti, le loro case bruciate. Anche loro sono in strada.
 
Provate ad immaginare.
Il governo del vostro paese vara misure straordinarie per far fronte all'emergenza. Leggi per fermare la violenza e l'illegalità. Leggi contro di voi ed i vostri parenti, contro i vostri vicini di casa, contro quelli del vostro quartiere e contro tutti quelli del vostro stesso paese.
 
Provate ad immaginare di essere in Italia, in questo maggio del 2008.
Non vi pare possibile?
Eppure è cronaca di tutti i giorni. La cronaca di un pogrom.
 
Un pogrom che sta incendiando l'Italia. Brucia le baracche dei rom e corrode la coscienza civile di tanti di noi. Qualcuno agisce, i più plaudono silenti e rancorosi, convinti che da oggi saranno più sicuri. Al riparo dalla povertà degli ultimi, di quelli che non si lavano perché non hanno acqua neppure per bere, di quelli che di rado lavorano, perché nessuno li vuole, di quelli che vanno a scuola pochi mesi, tra uno sgombero di polizia ed un rogo razzista.
 
Forse pensate che questo non vi riguarda. Forse pensate che questo a voi non capiterà mai. Siete cittadini d'Europa, voi. Siete gente che lavora, che paga il mutuo, che manda i figli a scuola. Forse avete ragione. Forse no. Nella roulette russa della guerra sociale c'è chi affonda e chi resta a galla. Il lavoro non c'è, e se c'è è precario, pericoloso, malpagato. Il mutuo vi strangola, non ce la fate ad arrivare alla fine del mese, a pagare tutte le spese, ma forse, tirando a campare, con la paura che vi stringe la gola, ce la farete. Gli altri, quelli che restano fuori, che crepino pure. Nemici, anche i bambini. O li caccia il governo o ci penserete voi stessi, di notte con i bastoni e le molotov. A fare pulizia. Etnica.
Intanto, giorno dopo giorno, i nemici, quelli veri, vi portano via la vita, rendono nero il vostro futuro. Il nemico marcia sempre alla nostra testa: è il padrone che sfrutta, è il politico che pretende di decidere per noi, che vuole che i penultimi combattano gli ultimi, perché la guerra tra poveri cancella la guerra sociale.
 
Provate ad immaginare che un giorno il padrone vi licenzi, che la banca si prenda la casa, che la strada inghiotta voi e i vostri figli.
Sarà il vostro turno. Ma allora non ci sarà più nessuno capace di indignazione, capace di rivolta. 
 
Provate ad immaginare un futuro come questo presente, da incubo.

Un'offensiva razzista senza precedenti che trova pericolosi consensi anche in quegli strati popolari che avrebbero mille motivi per rivoltarsi contro ben altri soggetti e, cioè, contro i poteri forti e i suoi costanti soprusi sulle classi subalterne.
Morti sul lavoro, salari da fame, precarietà diffusa e disoccupazione, problema casa, distruzione dei servizi sociali, problematiche sociali diffuse il cui responsabile ha un nome e cognome ben chiaro: il sistema capitalista, che continua a produrre super-profitti da una parte, guerre, sfruttamento e miseria dall'altra.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strada libera per la crescita di un nuovo fascismo, istituzionale, squadrista e addirittura popolare.

 

Provate ad immaginare.
Un giorno qualcuno potrebbe chiedervi "dove eravate mentre bruciavano le case, deportavano la gente, ammazzavano i bambini?"
Non dite che non sapevate, non dite che non avevate capito, non dite che voi non c'entrate.


Chi non ferma la barbarie ne è complice.

 

Fermiamo i nuovi pogrom prima che sia troppo tardi.
Respingiamo il nuovo pacchetto sicurezza.




giovedì, 15 maggio 2008

Verona Libera!

L'appello per la manifestazione nazionale di sabato 17 maggio
Nicola è ognuno di noi

Alle ore 15.00 la partenza del corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova.

NICOLA E' OGNUNO DI NOI

"Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare la città che troppe volte ha girato la testa, non deve farlo anche questa volta e mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia.

per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi,
libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città.

Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti.

Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi."

Assemblea cittadina promotrice della manifestazione
per adesioni: adesioni17maggio@gmail.com
http://verona17maggio.noblogs.org/

VERONA LIBERA! L'APPELLO DEL COORDINAMENTO MIGRANTI DI VERONA

"Dobbiamo ridisegnare il centro di Verona, aprirlo, renderlo il cuore pulsante della città che viene. Dobbiamo illuminare di mille colori lo spazio minaccioso ed oscuro, questo sì pericoloso, abbandonato alla follia omicida di chi si sente legittimato ad odiare chiunque, immigrato o no.

Quella che è accaduta è una tragedia che ci lascia senza parole.
Siamo padri e madri di famiglia e il dolore immenso che proviamo è il dolore per un figlio morto che niente e nessuno potrà ridare ai suoi genitori. E’ assurdo che qualcuno possa essere ucciso senza motivo.
Noi abbiano paura per i nostri figli come tutti hanno paura per i loro.

Questa morte assurda riguarda tutti i cittadini di Verona. Chi ci è nato e chi ci è venuto ad abitare. Riguarda anche noi, i nuovi cittadini. Perché anche noi abbiamo bambini, figli che vanno a scuola, vicini di casa che sono, come noi, straziati da quello che è accaduto.

Crediamo che l’unico modo per onorare la morte di Nicola sia quella di pensare alla vita. Di interrogarci sul tipo di convivenza che vogliamo costruire. Sulla città che vogliamo abitare e attraversare, liberi, assieme.

Dobbiamo ridisegnare il centro di Verona, aprirlo, renderlo il cuore pulsante della città che viene. Dobbiamo illuminare di mille colori lo spazio minaccioso ed oscuro, questo sì pericoloso, abbandonato alla follia omicida di chi si sente legittimato ad odiare chiunque, immigrato o no.
Non le periferie sono il luogo del degrado, ma il nulla desertificato dalla paura del centro cittadino, quello che il sindaco Tosi definisce una “bomboniera” e che è invece il luogo delle aggressioni e del pericolo.
Noi vogliamo parlare con tutti i veronesi, con tutta la città. Vogliamo impegnarci per costruire un’altra Verona, proprio perché è ormai troppo quello che è accaduto. Non vogliamo strumentalizzare un fatto terribile trasformando tutto in una disputa ideologica.
La sicurezza, quella di poter vivere senza essere aggraditi e massacrati, è un problema vero, concreto da risolvere insieme. Per questo, per riempire i vuoti di cultura lasciati da gestioni politiche inacettabili, indiciamo per Sabato 17 maggio una grande giornata di partecipazione popolare proprio in Piazza Brà alle ore 15.00.
Non sarà un corteo, ma un grande meeting, un luogo da far vivere con l’intervento di esponenti del mondo della cultura, della musica, delle arti.
Una piazza nuova, per una città diversa. Invitiamo tutti ad aiutarci, ad aderire e contribuire a questa che sentiamo come una grande e difficile sfida verso chi vorrebbe che tutto finisse nel solito rituale.
Lo facciamo noi, che siamo stati il primo bersaglio di chi governa oggi questa città, ma lo proponiamo soprattutto a tutti i cittadini.
Abbiamo un sogno, e lo vogliamo condividere."

Coordinamento migranti di Verona
Coordinamento migranti dell’est veronese

Adesioni a questo appello: veronalibera@globalproject.info

da http://veronalibera.globalproject.info/


postato da: afroitaliani alle ore 23:18 | link | commenti (1)
categorie: politica, razzismo, multiculturalitĂ , auto-aiuto
sabato, 10 maggio 2008

Caccia ai rom e ai poveri
Il nuovo governo riparte da qui

Ieri " La Stampa ", che è considerato il giornale più compassato e attendibile, in Italia, titolava a tutta pagina, in prima, in questo modo: «Immigrati, il governo si muove/pronta l'offensiva anti-rom / reddito minimo per chi vuole restare in Italia». Ho provato a cambiare qualche parola a questo titolo. Mi è venuto così. «Razza, il governo si muove/ Pronta l'offensiva anti-ebrei...». Non sono riuscito a parafrasare quell'idea del reddito minimo per chi vuole stare in Italia (capiamoci bene: non è che lo Stato gli garantisce un reddito minimo, lo Stato pretende da loro un reddito minimo...) perché l'idea che i poveri non abbiano neanche diritto ad esistere, a «sostare» sulla nostra nobile terra, non era mai venuta a nessuno, né a Mussolini né a Caligola. Per il resto, per fare questa faziosissima forzatura di far sembrare il titolo della "Stampa" 2008 un titolo di un giornale fascista del 1938, ho dovuto solo sostituire alla parola «immigrarti» la parola «razza» e alla parola «rom» la parola «ebrei». Peraltro questa seconda sostituzione è solo rafforzativa, perché nelle legge razziali del '38 i rom c'erano eccome, accanto agli ebrei, e dunque tra l'offensiva anti-rom di oggi e quella di allora non c'è nessuna differenza. La scambiabilità dei termini «immigrati» e «razza» (nel senso in cui si usava la parola «razza» nel 1938) non mi sembra una gran forzatura.
Naturalmente in queste osservazioni non c'è nessuna polemica nei confronti della «Stampa». La quale si è limitata a fotografare una situazione purtroppo reale e concretissima. Il governo di centrodestra, sulla spinta delle pulsioni xenofobe della Lega, sulla spinta dell'azione reazionaria e antidemocratica di quasi tutti i sindaci di centrosinistra o di destra (indifferentemente) delle grandi città, sulla spinta della linea tenuta in campagna elettorale dallo stesso partito democratico (cioè dagli eredi del pensiero cristiano e di quello socialdemocratico: povero Sturzo e povero Turati!), sulla spinta di tutti questi avvenimenti e nuovi ideali, il governo si sta preparando a una stretta, e dice che lo farà per affrontare la prima emergenza del paese.
Io mi chiedo cosa potrà scrivere uno storico, tra - mica tanto - cinquant'anni? Scriverà che in Italia la crisi economica si era molto aggravata, i salari e gli stipendi avevano perduto gran parte del loro valore, e una parte consistente della popolazione viveva sul filo della povertà, si accrescevano invece le grandi ricchezze e le paghe dei ceti alti, dei manager, dei gran borghesi, arretrava paurosamente la cultura libertaria e liberale, si riducevano i diritti civili, perdeva posizioni la dignità della donna, l'assenza di una politica ambientale stava portando al collasso del rapporto tra società e natura. Di fronte a questo drammatico complesso di emergenze -scriverà lo storico - il governo decise di mettere al primo posto il seguente problema: come cacciare i rom dall'Italia?Questo però - queste amare e incredule considerazioni - avverrà tra 50 anni. E adesso? Possibile che non si sollevi una protesta di massa contro la piega che stanno prendendo le cose? Davvero non siamo molto lontani dalle leggi razziali. Davvero la nuova ideologia vincente è ispirata in modo smaccato, mai visto, alla convinzione che la società - la comunità - deve essere dominata dai più forti, da chi ha denaro, da chi ce la fa, e deve essere regolata sulla base degli interessi di costoro. Davvero il governo si sta preparando a varare un pacchetto di leggi che travolge lo Stato di diritto, manda all'aria i principi di tutte le Carte dell'Onu, straccia la dichiarazione dei diritti universali della persona. Può succedere tutto questo nel silenzio? E la sinistra, battuta alle elezioni, resterà al palo, si farà intimidire?
Sabato prossimo ci sarà una giornata di lotta a Verona - nella città dove è stato ucciso Nicola, in un'incredibile esplosione di violenza gratuita e nazista - e sarà una giornata importantissima. Vari movimenti, e poi associazioni e partiti di sinistra hanno indetto manifestazioni e cortei. Si sfilerà in città e si manifesterà in piazza Brà. Nei prossimi giorni si preciseranno meglio i modi e le forme. Però è importante che sabato prossimo (17 maggio) a Verona ci sia una grande giornata unitaria di lotta. Perché altrimenti diventerà difficilissimo opporsi a questa deriva di inciviltà.
Le forze che si preparano a sostenere il decreto anti-rom e antipoveri, recentemente hanno rivendicato il diritto di proclamare le radici cristiane dell'Europa. C'è un passo del Vangelo di Matteo, che riproduciamo, anche qui con delle piccolissime correzioni: abbiamo scritto «lavavetri» invece di «affamati», «rom» invece «assetati», «senza-reddito» invece di «ignudi» e «indulto» invece di «visita». Dice così quel passo del Vangelo: «Poi il Signore dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché volevo lavarvi i vetri dell'auto e non me li avete fatti lavare; perché ero rom e mi avete scacciato; ero forestiero (clandestino) e non mi avete ospitato, non avevo un reddito e mi avete espulso, ero in carcere e non volevate concedermi l'indulto...
Ed essi risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto rom o clandestino, o senza reddito, o carcerato e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: in verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli non l'avete fatto a me».
Già un'altra volta, su "Liberazione" ho trascritto questo brano del Vangelo. Magari pensate che sono fissato. Semplicemente credo che quel brano del Vangelo sia la base della civiltà moderna. E certe volte mi chiedo: ma per i cristiani il Vangelo conta qualcosa?

Piero Sansonetti
10/05/2008 da Liberazione
 
lunedì, 05 maggio 2008

Verona non solo skinheads

Se la vittima del pestaggio di Verona fosse stato uno straniero anziché il povero Nicola Tommasoli, un giovane dei “nostri”, oggi la città vivrebbe il medesimo turbamento? Ne dubito, visto lo scarso rilievo attribuito finora alle scorribande contro gli immigrati perpetrate sistematicamente da anni in quel territorio dal “Fronte Veneto Skinheads” e da altre squadracce fasciste e padane, sedicenti cristiane o pagane, nel nome della lotta contro la società multietnica e il “mondialismo”. Nessun leader politico si è mai sognato di impostare la sua campagna elettorale contro i soprusi fisici, sessuali, culturali, inflitti ai nostri nuovi vicini di casa colpevoli di generare allarme sociale.
Il tema non sarebbe redditizio come lo è invece ergersi a paladini della sicurezza minacciata dall’invasione degli “estranei”.
Se al contrario fosse stato un criminale straniero a ridurre in fin di vita Nicola Tommasoli nel centro di Verona, non oso immaginare la rincorsa dei proclami e delle fiaccolate.
Il vento che sospinge irrazionalmente in prima pagina l’ossessione per la sicurezza dei cittadini è alimentato dal calcolo politico ma scaturisce da una frattura culturale profonda, di cui è espressione anche il ventenne skinheads di buona famiglia pronto a scatenare violenza per futili motivi, dopo essersi autoproclamato sentinella del territorio.
Evitiamo per favore pseudoanalisi sociologiche sulla furia dei “nostri” contrapposta alla delinquenza degli “altri”. Preoccupiamoci semmai di riconoscere la portata della frattura generatasi nel profondo della nostra concezione del mondo. Rimesso in discussione il paradigma universalistico di matrice illuminista, secondo cui gli uomini sono tutti uguali e ugualmente titolari di diritti irrinunciabili, tornano in auge la retorica del “sangue e suolo”, il primato della tradizione, dei costumi e dell’appartenenza a una comunità storica, linguistica e religiosa. Il mito delle radici da preservare.
Lo storico Zeev Sternhell descrive una vera e propria corrente della modernità basata sul culto di tutto ciò che distingue e separa gli uomini, nata come critica alla rivoluzione francese e all’illuminismo per poi rinvigorirsi come cultura di massa della destra novecentesca. L’ideologia che motiva l’azione razzista e squadristica degli skinheads da stadio, dilaga ben oltre i manipoli di quella minoranza paranazista.
Mi guardo bene dal fare un tutt’uno con la riscoperta della spiritualità contro il mercatismo, su cui Giulio Tremonti fonda la nuova legittimità popolare di una politica votata a dominare le insidie della globalizzazione. Così come non collego la parodia terroristica del “Fronte Cristiano Combattente” di Roberto Sandalo –specializzato in attentati alle moschee- con la recente ripresa del tradizionalismo cattolico preconciliare. Ma non c’è dubbio che l’humus culturale delle ronde a presidio del territorio, l’enfatizzazione smisurata del pericolo rom, l’irrisione del “buonismo” di cui sarebbe colpevole il volontariato cattolico, sono frutti di quella medesima critica alla società contemporanea. Dove la destra si concepisce come naturale adesione alle diversità dei popoli che la sinistra pretenderebbe invece di comprimere in una gabbia oppressiva, innaturale, omologante.
Pochi giorni fa il sindaco leghista di Logagnano di Soma (Verona) ha invocato la pena di morte per il ventenne rumeno Claudio Stioleru colpevole dell’omicidio del suo datore di lavoro e (probabilmente) della moglie. Poi è emerso che Stioleru doveva soggiacere a umilianti pretese sessuali da parte della sua vittima, il che non giustifica certo il delitto ma rivela un quadro di soprusi perpetrati all’ombra della clandestinità. Sono le medesime forme di mercificazione dell’umano che alimentano il traffico della prostituzione femminile immigrata. Solo che difficilmente le ragazze rumene e moldave uccise e abbandonate nei sacchi della spazzatura finiscono in prima pagina come le “nostre” donne violentate dagli stranieri, biecamente compatite in campagna elettorale a differenza dell’80 per cento degli stupri consumati tra le pareti domestiche.
Così il legittimo allarme per la microcriminalità che affligge le periferie urbane diviene un’altra cosa: il feticcio della sicurezza, adoperato da una parte politica per zittire l’avversario, cioè la sinistra, indicata come artefice di una globalizzazione che spalanca le frontiere. La falsa ideologia della diversità italiana (o padana, o cristiana) da preservare, autorizza di nuovo quel che ci illudevamo fosse definitivamente proibito: la colpevolizzazione di interi popoli, accusati di essere per loro stessa natura subdoli, violenti, pericolosi.
E’ inutile stupirsi poi quando si scopre che dei ragazzi di buona famiglia rivestono i panni dei giustizieri ariani e passano all’azione: come già i brigatisti di sinistra trent’anni fa, anche loro si proclamano avanguardia di un movimento popolare più vasto. E come allora può capitare che la violenza metropolitana, divenuta stile di vita, ferisca e uccida “per sbaglio” bersagli più vicini alla nostra sensibilità di quanto non lo siano i loro obbiettivi abituali.

Gad Lerner , 5/05/08  "la Repubblica"
http://www.gadlerner.it/index.php/2008/05/05/verona-non-solo-skinheads.html