GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO/A
Oggi, in tutto il mondo, è la giornata del rifugiato. Proclamata dall'Onu. L'Italia ha aderito. Per solidarietà, il Colosseo sarà illuminato per tre giorni, e sarà proiettata una scritta che riporta lo slogan ufficiale della manifestazione: «Proteggere i rifugiati è un dovere. Essere protetti è un diritto». Chi è un rifugiato? E' qualcuno che fugge dal suo paese perché nel suo paese lui o lei e la loro famiglia rischiano la vita. Per motivi politici, o perché non c'è da mangiare, o per altre ragioni del genere. Una piccola parte dei rifugiati (una piccolissima parte dei rifugiati) dopo molto mesi di tribolazione ottiene l'asilo politico. Tutti gli altri vivono da clandestini. A pagina sei di questo giornale pubblichiamo un articolo molto bello, tratto da «Misna» («Misna» è una agenzia di informazione internazionale che fa capo al coordinamento di alcune missioni cattoliche). In questo articolo si spiegano due cose. La prima è che tutte le iniziative di legge e di contrasto militare contro l'immigrazione (il pattugliamento del Mediterraneo, per esempio) non scoraggiano l'immigrazione clandestina, semplicemente la riducono attraverso la soppressione di un certo numero di immigrati.
Presidiare le rotte più facili, dall'Africa, ha come unica conseguenza che i migranti prendono rotte più dififcile e, in molti, muoiono. La seconda cosa che dice questo articolo è che i migranti sono degli eroi. Nel senso classico della parola: loro mettono a rischio la propria vita per raggiungere un paese dove saranno brutalmente sfruttati ma riusciramno ad ottenere quei soldi necessari per mantenere le proprie famiglie, curare i propri malati, dar da mangiare ai propri bambini.
Noi europei, alla viglia della giornata del rifugiato,
scriviamo sul Colosseo che essere protetti è un diritto del rifugiato, e contemporanemente variamo una legge che dice che essere clandestini all'estero (cioè essere rifugiati) è un reato, e una direttiva europea che prescrive l'espulsione dei rifugiati, anche se sono bambini senza genitori, oppure la loro detenzione senza processo per 18 mesi in un campo di concentramento.
Secondo voi c'è un barlume di civiltà in questi comportamenti? Se trovate un barlume di civiltà segnalatecelo. Noi non ne abbiamo trovato
(Piero Sansonetti, da Oggi, in tutto il mondo, è la giornata del rifugiato. Proclamata dall'Onu. L'Italia ha aderito. Per solidarietà, il Colosseo sarà illuminato per tre giorni, e sarà proiettata una scritta che riporta lo slogan ufficiale della manifestazione: «Proteggere i rifugiati è un dovere. Essere protetti è un diritto». Chi è un rifugiato? E' qualcuno che fugge dal suo paese perché nel suo paese lui o lei e la loro famiglia rischiano la vita. Per motivi politici, o perché non c'è da mangiare, o per altre ragioni del genere. Una piccola parte dei rifugiati (una piccolissima parte dei rifugiati) dopo molto mesi di tribolazione ottiene l'asilo politico. Tutti gli altri vivono da clandestini. A pagina sei di questo giornale pubblichiamo un articolo molto bello, tratto da «Misna» («Misna» è una agenzia di informazione internazionale che fa capo al coordinamento di alcune missioni cattoliche). In questo articolo si spiegano due cose. La prima è che tutte le iniziative di legge e di contrasto militare contro l'immigrazione (il pattugliamento del Mediterraneo, per esempio) non scoraggiano l'immigrazione clandestina, semplicemente la riducono attraverso la soppressione di un certo numero di immigrati. Presidiare le rotte più facili, dall'Africa, ha come unica conseguenza che i migranti prendono rotte più dififcile e, in molti, muoiono. La seconda cosa che dice questo articolo è che i migranti sono degli eroi. Nel senso classico della parola: loro mettono a rischio la propria vita per raggiungere un paese dove saranno brutalmente sfruttati ma riusciramno ad ottenere quei soldi necessari per mantenere le proprie famiglie, curare i propri malati, dar da mangiare ai propri bambini.
Noi europei, alla viglia della giornata del rifugiato, scriviamo sul Colosseo che essere protetti è un diritto del rifugiato, e contemporanemente variamo una legge che dice che essere clandestini all'estero (cioè essere rifugiati) è un reato, e una direttiva europea che prescrive l'espulsione dei rifugiati, anche se sono bambini senza genitori, oppure la loro detenzione senza processo per 18 mesi in un campo di concentramento.
Secondo voi c'è un barlume di civiltà in questi comportamenti? Se trovate un barlume di civiltà segnalatecelo. Noi non ne abbiamo trovato
(Piero Sansonetti, da Liberazione)
ecco l'articolo tratto da MISNA
«L'unica conseguenza del rafforzamento delle misure di sicurezza per lottare contro la cosiddetta "immigrazione clandestina" è stata finora un aumento dei morti sulle rotte dei migranti. I parlamentari europei devono saperlo: avendo approvato la direttiva sui rimpatri contribuiscono indirettamente alla morte di nuove persone»: non è velata l'indignazione di Hicham Rachidi, esponente della società civile marocchina e del Gruppo antirazzista di difesa degli stranieri e dei migranti in Marocco (Gaddem), quando commenta la nuova normativa approvata ieri dal parlamento di Strasburgo, aggiungendo: «Reprimere, bloccare, punire non farà cambiare idea a chi ha deciso di partire e tentare una nuova vita altrove. Il flusso non è mai diminuito; si sono invece aperte nuove rotte, più pericolose, più lunghe e difficili, ma chi vuole andarsene è pronto a tutto». Spesso, la scelta di partire per l'Europa è ben preparata e concordata con la famiglia: «Per noi - afferma Rachidi - i migranti non sono clandestini, ma eroi, grazie ai quali un fratellino o una sorellina in patria può andare a scuola, una madre può fare la spesa, una famiglia può sopravvivere. E il contributo degli stranieri all'economia europea è ampiamente dimostrato. Sul nostro pianeta, non esistono clandestini!» Dello stesso parere è Raymond Yoro Bi Ta, presidente dell'Associazione interafricana per la promozione e la difesa dei diritti dei rifugiati e richiedenti d'asilo (Aipdrda) con sede in Benin, convinto che chiudere la "fortezza Europa" non è un deterrente per i candidati all'emigrazione. «I colonizzatori europei sono venuti fino alle zone più remote del mio paese natale, la Costa d'Avorio; perché noi africani non dovremmo poter andare in Europa e avere la possibilità di trovare un lavoro e una vita migliore?» s'interroga Yoro Bi Ta mentre parla con la MISNA dal Mali, dove sta partecipando alla preparazione del prossimo Forum dei popoli previsto dal 6 al 9 luglio a Koulikouro. «Il Forum sarà un'occasione per preparare una degna risposta all'Europa, siamo sicuri che l'argomento sarà centrale» continua Yoro Bi Ta, colpito e stupito dal voto europeo su quelli che non chiama né clandestini né immigrati o migranti, ma semplicemente viaggiatori. «Allorché molte organizzazioni della società civile si battono per costruire un mondo più unito, i politici stanno agendo per dividerci» continua l'esponente ivoriano, che auspica comunque un miglioramento delle politiche africane per accrescere il benessere delle popolazioni sul continente. Rachidi conclude: «Chiediamo ai nostri governi di non firmare alcuna intesa con l'Europa sul rimpatrio dei migranti, alle aziende di trasporto e agli agenti della dogana di non accettare gli espulsi: il contrario sarebbe un tradimento».
Misna
a cura di Celine Camoin
20/06/2008