Afroitaliani/e

Per tutti coloro che si definiscono afroitaliani/e e/o miste/i o i cui bambini/e lo sono....per chi lo vorrebbe essere, per coloro che pensano che esserlo sia una ricchezza...... Per contattarmi facilmente: associazionebambiniafroitaliani@yahoo.it


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Blogger: afroitaliani
sono una persona interessata all'arricchimento culturale portato dalle minoranze etniche. Sono contro ogni forma di razzismo e per la mixitè!
"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani)

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venerdì, 20 giugno 2008

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO/A

Oggi, in tutto il mondo, è la giornata del rifugiato. Proclamata dall'Onu. L'Italia ha aderito. Per solidarietà, il Colosseo sarà illuminato per tre giorni, e sarà proiettata una scritta che riporta lo slogan ufficiale della manifestazione: «Proteggere i rifugiati è un dovere. Essere protetti è un diritto». Chi è un rifugiato? E' qualcuno che fugge dal suo paese perché nel suo paese lui o lei e la loro famiglia rischiano la vita. Per motivi politici, o perché non c'è da mangiare, o per altre ragioni del genere. Una piccola parte dei rifugiati (una piccolissima parte dei rifugiati) dopo molto mesi di tribolazione ottiene l'asilo politico. Tutti gli altri vivono da clandestini. A pagina sei di questo giornale pubblichiamo un articolo molto bello, tratto da «Misna»  («Misna» è una agenzia di informazione internazionale che fa capo al coordinamento di alcune missioni cattoliche). In questo articolo si spiegano due cose. La prima è che tutte le iniziative di legge e di contrasto militare contro l'immigrazione (il pattugliamento del Mediterraneo, per esempio) non scoraggiano l'immigrazione clandestina, semplicemente la riducono attraverso la soppressione di un certo numero di immigrati. Presidiare le rotte più facili, dall'Africa, ha come unica conseguenza che i migranti prendono rotte più dififcile e, in molti, muoiono. La seconda cosa che dice questo articolo è che i migranti sono degli eroi. Nel senso classico della parola: loro mettono a rischio la propria vita per raggiungere un paese dove saranno brutalmente sfruttati ma riusciramno ad ottenere quei soldi necessari per mantenere le proprie famiglie, curare i propri malati, dar da mangiare ai propri bambini.
Noi europei, alla viglia della giornata del rifugiato, scriviamo sul Colosseo che essere protetti è un diritto del rifugiato, e contemporanemente variamo una legge che dice che essere clandestini all'estero (cioè essere rifugiati) è un reato, e una direttiva europea che prescrive l'espulsione dei rifugiati, anche se sono bambini senza genitori, oppure la loro detenzione senza processo per 18 mesi in un campo di concentramento.
Secondo voi c'è un barlume di civiltà in questi comportamenti? Se trovate un barlume di civiltà segnalatecelo. Noi non ne abbiamo trovato
(Piero Sansonetti, da Oggi, in tutto il mondo, è la giornata del rifugiato. Proclamata dall'Onu. L'Italia ha aderito. Per solidarietà, il Colosseo sarà illuminato per tre giorni, e sarà proiettata una scritta che riporta lo slogan ufficiale della manifestazione: «Proteggere i rifugiati è un dovere. Essere protetti è un diritto». Chi è un rifugiato? E' qualcuno che fugge dal suo paese perché nel suo paese lui o lei e la loro famiglia rischiano la vita. Per motivi politici, o perché non c'è da mangiare, o per altre ragioni del genere. Una piccola parte dei rifugiati (una piccolissima parte dei rifugiati) dopo molto mesi di tribolazione ottiene l'asilo politico. Tutti gli altri vivono da clandestini. A pagina sei di questo giornale pubblichiamo un articolo molto bello, tratto da «Misna» («Misna» è una agenzia di informazione internazionale che fa capo al coordinamento di alcune missioni cattoliche). In questo articolo si spiegano due cose. La prima è che tutte le iniziative di legge e di contrasto militare contro l'immigrazione (il pattugliamento del Mediterraneo, per esempio) non scoraggiano l'immigrazione clandestina, semplicemente la riducono attraverso la soppressione di un certo numero di immigrati. Presidiare le rotte più facili, dall'Africa, ha come unica conseguenza che i migranti prendono rotte più dififcile e, in molti, muoiono. La seconda cosa che dice questo articolo è che i migranti sono degli eroi. Nel senso classico della parola: loro mettono a rischio la propria vita per raggiungere un paese dove saranno brutalmente sfruttati ma riusciramno ad ottenere quei soldi necessari per mantenere le proprie famiglie, curare i propri malati, dar da mangiare ai propri bambini.
Noi europei, alla viglia della giornata del rifugiato, scriviamo sul Colosseo che essere protetti è un diritto del rifugiato, e contemporanemente variamo una legge che dice che essere clandestini all'estero (cioè essere rifugiati) è un reato, e una direttiva europea che prescrive l'espulsione dei rifugiati, anche se sono bambini senza genitori, oppure la loro detenzione senza processo per 18 mesi in un campo di concentramento.
Secondo voi c'è un barlume di civiltà in questi comportamenti? Se trovate un barlume di civiltà segnalatecelo. Noi non ne abbiamo trovato
(Piero Sansonetti, da Liberazione)

ecco l'articolo tratto da MISNA

«L'unica conseguenza del rafforzamento delle misure di sicurezza per lottare contro la cosiddetta "immigrazione clandestina" è stata finora un aumento dei morti sulle rotte dei migranti. I parlamentari europei devono saperlo: avendo approvato la direttiva sui rimpatri contribuiscono indirettamente alla morte di nuove persone»: non è velata l'indignazione di Hicham Rachidi, esponente della società civile marocchina e del Gruppo antirazzista di difesa degli stranieri e dei migranti in Marocco (Gaddem), quando commenta la nuova normativa approvata ieri dal parlamento di Strasburgo, aggiungendo: «Reprimere, bloccare, punire non farà cambiare idea a chi ha deciso di partire e tentare una nuova vita altrove. Il flusso non è mai diminuito; si sono invece aperte nuove rotte, più pericolose, più lunghe e difficili, ma chi vuole andarsene è pronto a tutto». Spesso, la scelta di partire per l'Europa è ben preparata e concordata con la famiglia: «Per noi - afferma Rachidi - i migranti non sono clandestini, ma eroi, grazie ai quali un fratellino o una sorellina in patria può andare a scuola, una madre può fare la spesa, una famiglia può sopravvivere. E il contributo degli stranieri all'economia europea è ampiamente dimostrato. Sul nostro pianeta, non esistono clandestini!» Dello stesso parere è Raymond Yoro Bi Ta, presidente dell'Associazione interafricana per la promozione e la difesa dei diritti dei rifugiati e richiedenti d'asilo (Aipdrda) con sede in Benin, convinto che chiudere la "fortezza Europa" non è un deterrente per i candidati all'emigrazione. «I colonizzatori europei sono venuti fino alle zone più remote del mio paese natale, la Costa d'Avorio; perché noi africani non dovremmo poter andare in Europa e avere la possibilità di trovare un lavoro e una vita migliore?» s'interroga Yoro Bi Ta mentre parla con la MISNA dal Mali, dove sta partecipando alla preparazione del prossimo Forum dei popoli previsto dal 6 al 9 luglio a Koulikouro. «Il Forum sarà un'occasione per preparare una degna risposta all'Europa, siamo sicuri che l'argomento sarà centrale» continua Yoro Bi Ta, colpito e stupito dal voto europeo su quelli che non chiama né clandestini né immigrati o migranti, ma semplicemente viaggiatori. «Allorché molte organizzazioni della società civile si battono per costruire un mondo più unito, i politici stanno agendo per dividerci» continua l'esponente ivoriano, che auspica comunque un miglioramento delle politiche africane per accrescere il benessere delle popolazioni sul continente. Rachidi conclude: «Chiediamo ai nostri governi di non firmare alcuna intesa con l'Europa sul rimpatrio dei migranti, alle aziende di trasporto e agli agenti della dogana di non accettare gli espulsi: il contrario sarebbe un tradimento».
Misna
a cura di Celine Camoin


20/06/2008
martedì, 17 giugno 2008

Due appuntamenti romani con La pelle che ci separa di Kym Ragusa
Una famiglia afroamericana, una famiglia italoamericana, due comunità destinate a non incontrarsi mai anche se vivono a pochi isolati di distanza. Tra loro una linea di demarcazione invalicabile che viene però attraversata dalla curiosità e dal desiderio. Kym Ragusa è l’incarnazione di questo incontro e degli innumerevoli conflitti che ne derivano.

In La pelle che ci separa Kym Ragusa narra la propria storia di persona birazziale, multirazziale, negli Stati Uniti d’America, e analizza che cosa abbia voluto dire essere al contempo bianca e nera, far parte di due comunità in continuo conflitto tra loro ed entrambe emarginate dalla cultura dominante.

Giovedì 19 giugno, alle ore 19, Caterina Romeo, curatrice del libro, presenta La pelle che ci separa alla libreria Giufà (Roma, via degli Aurunci 38).
Intervengono Gabriella Romani, docente alla Seton Hall University e direttrice dell'Alberto Italian Studies Institute, e Igiaba Scego, scrittrice e giornalista.

Si replica lunedì 23 giugno, alle ore 18, presso la libreria Tuba (Roma, via del Pigneto 19).
Sarà presente Caterina Romeo.
mercoledì, 23 aprile 2008





Si accettano ordinazioni
postato da: afroitaliani alle ore 23:18 | link | commenti (9)
categorie: colore, politica, bambini, africa, immigrazione, razzismo, auto-aiuto
lunedì, 31 marzo 2008

Ma cos'è il privilegio bianco?

Il privilegio che deriva dall'essere bianco è dificile da definire...diciamo che in una società a maggioranza bianca e dove i bianchi detengono tutto il potere, tutti i bianchi hanno questo privilegio, anche se non si è apertamente razzisti.
Questo privilegio è diverso da contesto a contesto e varia anche in base ad altri aspetti della propria identità (l'essere bianco E maschio, conferisce un altro tipo di privilegio) .
Vi dico nel mio caso, io sono bianca, cresciuta in un ambiente totalmente bianco, circondata dal razzismo, delle persone e delle istituzioni
HO dovuto lottare innanzitutto dentro di me per decostruire e resistere al training razzista che ho ricevuto e al razzismo della mia cultura di appartenenza. Spero che questo processo continuo mi abbia fatto cambiare, anche se a volte inciampo negli effetti di quel razzismo interiorizzato e negli effetti del razzismo instituzionale intorno a me. Ma non importa quanto io cerchi di "guarire" me stessa, una cosa non cambia mai...io porto in me il privilegio bianco...
Come ? Quando io faccio domanda per un lavoro, o cerco un appartamento , io non appaio "minacciosa"....Quasi tutte le persone che devono valutarmi per quelle cose , somigliano a me....sono bianche. Loro vedono in me un riflesso di loro stesse...e in una società razzista quello è un vantaggio...
Sorrido, sono bianca, sono una di loro. Non sono pericolosa...
Anche quando io esprimo delle opinioni critiche , mi si perdonano delle cose. Dopo tutto, sono bianca...

Alcune persone bianche , hanno avuto una vita ancora più facile, perchè di famiglia ricca ,e questo ha dato loro ancora più privilegio, altre hanno avuto una vita più dura, perchè la loro famglia era povera, così come io ho subito discriminazione di genere in quanto donna.
Ma alla fine tutti in quanto bianchi abbiamo attinto a qualche forma di privilegio.....
Penso anche a quanti , che magari lo meritavano meno di altri che non possedevano lo stesso privilegio, siano arrivati a certe posizioni grazie alla solidarietà basata sul colore, sul genere, sulla classe sociale o l'ideologia.....
Secondo me è importante ricordarsi di quanto noi siamo il prodotto non solo di quello che noi VOGLIAMO ESSERE ma anche di quello che la società in cui viviamo CI HA LASCIATO DIVENTARE, ci ha dato l'opportunità di diventare...
e le opportunità non sono pari per tutti e tutte...

Il problema con il privilegio legato al colore o al genere è che non è qualcosa di cui ci si può disfare a piacimento...
Ogni volta che io entro in un negozio e la guardia giurata mi lascia in pace per mettersi a seguire una persona nera ( o araba o rom), io sto beneficiando del privilegio bianco...
ci sono migliaia di esempi che si possono fare...
pensiamo pure alla scuola...ma non mi dilungo... io , in quanto bianca , porterò con me quel privilegio fino a quando la supremazia bianca non sarà stata cancellata dalla nostra società
E il primo passo , come bianchi, da fare è proprio non aver paura di ammettere che in quanto bianchi abbiamo beneficiato di quel privilegio...
proprio per poter avere una scelta di cosa farne dei risultati che abbiamo ottenuto anche in virtù di quel privilegio

Riporto anche in calce questo articolo molto bello, in cui tra l'altro l'autrice esemplica che godere del "privilegio bianco" significa non dover pensare a tematiche sul colore se non lo si vuole....mentre invece una persona che non gode di questo privilegio non ha questa scelta, per vivere e funzionare in questa società è costretta a pensare alle tematiche del razzismo che lo voglia o no....
ecco questo lo riscontro anche nelle figlie....quante bambine bianche si sono sentite dire a sei anni, nella nostra società, :"il colore della tua pelle mi fa schifo" ? fortunatamente non molte....
eppure le bambine nere se lo senton dire...anche prima dei sei anni (questa è un'esperienza che hanno raccontato quasi tutte le mamme di bambine che hanno più di cinque- sei anni al nostro gruppo di incontro...)
articolo in inglese :" Come io beneficio del privilegio bianco"
http://www.rootswomen.com/articles/whitebenefits.html


p.s. bianco e nero, son più categorie che colori effettivi... e nero non è solo un discendente della diaspora africana....perchè in quest'ottica in cui credo, anche un rom è un "nero" ....
mi piace la definizione che dà del termine "black" il sito dell'associazione Mosaic http://www.mosaicbrighton.org.uk/index.html
(associazione britannica che ha "ispirato" il mio gruppo d'incontro afroitaliani/e ) , che vi riporto:
"nero" include tutte quelle persone le cui origine ancestrali sono: Africane, Asiatiche, Caraibiche, Cinesi, Mediorientali, Nordafricane, Rom, e le genti indigene delle isole del Sud Pacifico, del contintente americano, dell'Australia e Nuova Zelanda.
domenica, 30 marzo 2008


Alcune semplici regole per i bianchi e le bianche che intendono toccare i capelli dei bambini e le bambine afroitaliani/e





1) Non va MAI bene che mi tocchiate, tirate o accarezziate i capelli senza il mio permesso

2)NON va bene chiedermi se i miei capelli sono veri!

3)Rendetevi conto che chiedendomi se mi potete toccare i capelli, mi state trattando come un oggetto. Non siamo allo Zoo!

4)Pensateci prima di fare alcun commento che esprime sorpresa al fatto che i miei capelli possano sembrare in una certa maniera
sesnza un sacco di aiuto da parte di prodotti chimici, o parrucchieri professionisti!
martedì, 25 marzo 2008

 Come crescere dei bambini e delle bambine  consapevoli della bellezza dei loro capelli Afro

(immagine da www.bouclesdebene.com)

Qualche tempo fa, mi trovavo nello spogliatoio della scuola di danza di mia figlia, circondata da madri di bambine bianche , dai capelli lunghi e lisci o allisciati che sembrano andare per la maggiore in quel tipo di ambiente. Una mamma, sorridendo, mi chiede : "senti, per il saggio, che ne dici di far stirare i capelli di tua figlia?"
"Manco morta" sono sbottata, con grande costernazione delle astanti...Ecco non sono riuscita a trattenermi, non per la domanda in sè, ma perchè questo è il messaggio che viene passato in continuazione ai bambini e le bambine afroitaliani/e, che i loro capelli sono in un certo qualmodo "strani", non ok, intrattabili, da tenere sotto controllo, e possibilmente rendere simili il più possibili a quelli dei bianchi.......

venerdì, 07 marzo 2008

8 Marzo Afroitaliano
venerdì, 15 febbraio 2008

IL COLONIALISMO DAL VOLTO NUOVO…
VECCHIE E NUOVE FORME DI COLONIALISMO IN AFRICA

Roma, 15 e 16 febbraio
 
Il circolo Prc Esquilino, in collaborazione con l’Associazione Articolo 3 ( http://www.articolo3.info/ ), organizza altre due serate che vedono fra i protagonisti alcuni scrittori di vari paesi africani, con lettura di brani dei loro scritti.
 
PROGRAMMA

15 febbraio, ore 18,30: dibattito sul tema: "Vecchie e nuove forme di colonialismo" a cui parteciperanno
Patrizia Sentinelli (ex viceministra al agli Affari Esteri con delega alla cooperazione e per l'Africa),
Godwin Chukwu (storico nigeriano, autore di un libro di prossima uscita sulla storia della Nigeria),
Eugenio Melandri (responsabile di Chiama l'Africa, onlus per la solidarietà con i popoli africani),
Hamadi Zribi (responsabile immigrazione federazione romana PRC),
Stefano Galieni (giornalista, responsabile immigrazione PRC nazionale).
Seguirà un rinfresco.
 
16 febbraio, ore 18,30: lettura di brani da scritti di
Jorge Canifa (capoverdiano),
Ingy Mubiay (congolese-egiziana),
Ndjock Ngana (camerunense),
Justin Wandja (camerunense).

Gli scrittori saranno presentati e coordinati da Anna Fresu, presidente dell'associazione Scritti d'Africa.
Per accompagnare con la musica le letture interverrà il maestro di tamburo Anatole Tah (Costa d'Avorio).
Seguirà una cena a sottoscrizione con cucina capoverdiana. Sarà allestito uno stand di artigianato e prodotti alimentari africani, gestito dalla Bottega del commercio equo e solidale "tenda dei popoli".
L’iniziativa sarà ospitata dall’Associazione "Art.3", in Via Dancalia, 9  00199 Roma